Ricreazione – Seconda parte

di cristinadellamore

(Questa è l’ultima parte, comincia qui)

“Sì amore, lo studio ha il tavolo prenotato in permanenza, se ci sbrighiamo finiamo prima che arrivino le mie colleghe”, mi dice lei quando ci siamo accomodate ed il cameriere ci ha lasciate sole senza neanche prendere l’ordinazione perché evidentemente non ce n’è bisogno. Io annuisco, penso a lei che mangia qui con altri e per un attimo sono colpita dalla ben nota fitta di gelosia, poi lei che si è seduta accanto a me mi prende la mano e comincia a baciarla e passa tutto.

“Non ho voglia di smettere, amore”, dice lei dopo aver devotamente leccato il palmo e le dita, ma lo fa proprio nell’attimo in cui il cameriere ritorna e ci mette davanti i piatti pieni: sì, è baccalà alla romana, e c’è anche un anonimo quartino di vino bianco. Non sono abituata a mangiare e bere a quest’ora, e mi chiedo se riuscirò a combinare qualcosa oggi pomeriggio, di appuntamenti ne ho due, e poi ci sarà la riunione di fine settimana con il team, una cosa rapida solo per dare conto dei progressi sul budget e per augurare un buon week end. Non importa, sono accanto a lei, mangio ed il baccalà è ottimo, mi bagno le labbra nel vino e mi sento felice.

“Avevi appetito, amore”. Lei sorride e divide con me il vino rimasto, il mio piatto si è svuotato alla velocità della luce, lei è ancora a metà; so che non dovrei mangiare così in fretta, ma c’è un motivo. Voglio avere le mani libere e mentre lei continua a mangiare parto in esplorazione sotto il tavolo fino a trovare l’obbiettivo, in mezzo alle gambe di lei. Conosco questi pantaloni, più volte mi sono devotamente inginocchiata davanti a lei ed ho avuto il permesso di sfilarli lentamente, so che purtroppo hanno la chiusura lampo sul fianco e che sono aderenti e sottili quanto basta. E mentre lei fa finta di niente e continua a mangiare comincio ad accarezzare proprio lì dove so che lei è più sensibile, e mi sembra di toccare la carne nuda e rovente di lei. E intanto lei continua a mangiare compitamente a piccoli bocconi, e mi scocca un’occhiata che vale un cenno d’intesa. Certo, devo fare attenzione, altre volte lei mi ha toccata, accarezzata e presa al tavolo di un ristorante, anche quando eravamo con gli amici, ed anche io l’ho fatto, ma c’erano sempre ampie tovaglie a nascondere un po’ le nostre manovre. Qui l’unica protezione è data dal salottino riservato, ma il cameriere potrebbe entrare da un momento all’altro. Non importa, lei è d’accordo ed io continuo, cascasse il mondo.

“Davvero molto buono, amore, non ti sembra?”, mi chiede lei tra un boccone e l’altro, con un sorriso che conosco bene e che adoro quando si disegna sulle labbra sottili che amo baciare; è il sorriso che prelude la risata di gioia, quando lei raggiunge per mano mia il piacere e mi fa sentire forte, grande e potente. Ovviamente continuo la carezza, sotto il tessuto dei pantaloni di lei immagino le labbra rilevate ed il clitoride gonfio che vorrei mordicchiare e sentirmi inondare dai succhi del piacere che lecco sempre con gioia, ma non è possibile. Mi consolo sfiorandomi per un istante tra le gambe ma mi fermo subito: sono così eccitata che rischio di perdere il ritmo. Con le guance in fiamme ed il fiato corto, controllo la situazione e vedo che lei ha ancora due o tre bocconi nel piatto: e sia, lei godrà per mano mia, come è giusto, quando avrà finito di mangiare, non un istante prima.