Segreti e segretarie – Prima parte

di cristinadellamore

“Sai amore, mi è venuto in mente che tu non hai mai visto il mio ufficio”. Lei lascia cadere la frase mentre mi asciuga i piedini, elegantemente accovacciata davanti a me, dopo la doccia e prima della colazione. Io in realtà sto pensando a tutt’altro, ovvero a come convincere lei a togliere l’accappatoio e tornare a letto per una sveltina, e adesso che ci penso mi rendo conto che neanche lei ha mai visto il mio; non che ci sia molto da vedere, e con l’aria che tira è meglio che stia alla larga, ma certo mi piacerebbe vedere dove lavora. Conosco le socie dello studio, non dovrebbe esserci problema.

“Magari stasera, mi vieni a prendere quando hai finito e poi andiamo a cena fuori, facciamo le fidanzatine. Che ne dici?”, aggiunge lei e purtroppo si rialza con un fluido movimento che come per caso fa aprire un po’ l’accappatoio. Dico che va bene, anzi benissimo, provo ad abbracciarla ma mi sfugge e resto sola, devo dedicarmi al trucco prima di uscire, accidenti. Accidenti perché vorrei a mia volta aiutare lei, ma sono un po’ in ritardo e lei lo sa.

Come sa che penso al nostro appuntamento per tutto il giorno e devo farmi forza per non chiamare ogni dieci minuti, figuriamoci se riesco a combinare qualcosa in ufficio, e meno male che riesco a non ammazzarmi quando mi sposto con lo scooter; non solo, sarà per il sorriso che mi rimane stampato in faccia per tutto il giorno, i clienti che incontro sono più disponibili, insomma chiudo i contratti meglio del solito senza neanche mostrare troppo le tette.

Solo che, presa dal lavoro e dagli appuntamenti, mi trovo decisamente in ritardo quando tiro lo scooter sul cavalletto in un angolino seminascosto di un vicoletto a due passi dalla meta. Approfitto dello specchietto per un veloce controllo del trucco: dopo una lunga giornata intensa ancora regge. Bene, neanche un minuto e sono davanti al portone patrizio con la piccola targa di ottone che luccica alla luce del tramonto romano: c’è anche il nome di lei e ne sono assurdamente fiera. Lei mi ha detto di mandare un messaggino ed eseguo: subito dopo sento lo scatto della serratura e scivolo dentro socchiudendo appena il battente che si chiude da solo alle mie spalle ed affronto una rampa di scale fino al piano nobile, lo raggiungo un po’ affannata ed ecco che c’è lei che mi aspetta; vorrei volare per un bacio ed un abbraccio, come quelli che ci scambiamo a casa, e mi trattengo a fatica. Per fortuna ci pensa lei a prendermi per mano, attirarmi a sé ed a stringermi forte: i nostri corpi aderiscono dalle cosce alle tette e per un attimo io dimentico dove mi trovo, metto una mano dietro la nuca di lei e mi perdo in un bacio più che intenso.

“Hai sempre un buon sapore, amore”, dice lei quando finalmente ci stacchiamo, il fiato un po’ corto; lei ha le guance arrossate e gli occhi che sono diventati due pozzi scuri e profondi, ed io sono pronta a ricominciare, visto che ho dimenticato dove ci troviamo ed è lei che me lo ricorda; mi libera di borsa, borsetta e giaccone e mi prende di nuovo per mano.