Ricreazione – Prima parte

di cristinadellamore

Il cliente mi ha dato buca all’ultimo momento, il prossimo appuntamento è dopo pranzo e così mi trovo con un paio d’ore libere, in pieno centro ed in una splendida giornata, a due passi dall’ufficio di lei. So che oggi ha in programma riunioni su riunioni, ma non mi trattengo e mando un messaggio. Il messaggio poi è una foto, con le labbra tese come a mandare un bacio e la targa col nome della strada sullo sfondo; con la scusa del sole ho anche sbottonato la camicetta, e mi aspetto una risposta che arriva anche prima del previsto.

La risposta mi intima di non muovermi di lì, e due minuti dopo arriva lei, lievemente affannata, senza giaccone, che fa di corsa gli ultimi passi per abbracciarmi. Nell’abbraccio mi stringe forte e poi mi bacia, a lungo, profondamente e con voracità, e quando si stacca ha gli occhi marrone che brillano e le guance arrossate: l’abbraccio ed il bacio mi dicono che anche per lei ogni minuto che passa lontano da me è intollerabile, ed io mi sento pronta a scalare una montagna pur di avere lei accanto.

“Ti porto a pranzo, amore”, dice lei dopo aver ripreso fiato, mi porge il braccio e mi guida per i vicoli ed i vicoletti di questa zona, lontano dai percorsi dei turisti; addirittura, in un paio di incroci non ci sono neanche macchine parcheggiate. Io mi sento più che in vacanza, mi sembra di essere un’adolescente che ha marinato la scuola, poi ripenso a quando davvero marinavo la scuola per fare sesso con ragazzi sgarbati e sgradevoli e mi dico che no, è molto meglio, prendo a strusciarmi contro di lei e sono premiata: lei non sa resistere e mi passa un braccio attorno alla vita, sotto il giaccone e la giacca del tailleur, per poi cercare le mie tette. Quasi mi passa l’appetito, anche perché lei approfitta di un angolino buio per spingermi contro il muro, baciarmi di nuovo e farmi qualche carezza più precisa, ed io sono felicissima di aver messo la gonna un po’ più comoda, mi basta allargare appena le ginocchia per consentire l’accesso alla mano di lei.

“Basta così, amore, altrimenti non andiamo più a mangiare e rischiamo di fare tardi”. Lei ha il fiato un po’ corto e mi porge le dita da leccare; certo, hanno sapore di me ma anche di lei, che purtroppo indossa il suo tailleur pantalone preferito; non importa, mi dico che troverò comunque il modo, e me ne convinco sempre più mentre lei mi fa strada in un locale un po’ buio, pochi tavolini con tovaglie di carta, sedie impagliate ed un cameriere dalla leonina chioma bianca che ci saluta con un perfetto accento romano. Capisco che lei è cliente, qui, perché il cameriere ci guida attraverso il locale fino ad una specie di salottino con un tavolo un po’ più grande e più comodo, sul quale c’è il cartellino della prenotazione.