La cena per farci conoscere – Prima parte

di cristinadellamore

Mani estranee mi stringono alla vita mentre porto lo scooter nel traffico del tardo venerdì pomeriggio, a spron battuto verso casa; l’amministrativa riccia non batte ciglio mentre sfioro le vetture in colonna alla solita strettoia del ponte che sbuca dietro casa nostra, sono certa che sta pensando a quello che la aspetta quando avremo raggiunto casa. Perché sì, ci siamo, dopo aver dato buca una volta, stasera viene a cena da noi, e probabilmente si aspetta di dover pagare il suo debito con me: un po’ l’ho fatto apposta, a lasciarla nell’equivoco, e un po’ mi dispiace; poi ci ripenso e mentre imbocco un po’ allegramente le ultime curve mi dico che questa ragazza se lo merita. 

La guardo mentre si libera del casco e scuote il capo per liberare i ricci rossi che brillano cupi nelle fioche luci del garage: ha sempre quello sguardo opaco negli occhi verdi, una piega amara sulle labbra carnose, le spalle un po’ curve, insomma, non è contenta di sé stessa, e si vede. Continua a non parlare mentre mi segue fino all’ascensore, e neanche parla quando lei apre la porta – ci ha sentite arrivare ed era previsto che lo facesse. 

Lei ha addosso solo la felpa più sottile, consumata, piccola ed aderente che abbiamo in casa, ed anche questo fa parte del piano; a me, come al solito, si secca la bocca dal desiderio, e questo non era previsto, devo riprendere fiato, e la riccia porge la mano, si presenta e scambia freddamente i convenevoli del caso: ha messo a segno un punto.

Lei fa la brava mogliettina, mi sfiora la guancia con un bacio e poi fa strada all’ospite fino al salotto studio: stasera niente cugina, che è andata dal suo professore, e lei ha apparecchiato al tavolo dell’angolo cottura; profumo di pesce e metaforicamente mi lecco i baffi, anche guardando lei di schiena, dal momento che per caso o premeditazione la felpa si è un po’ alzata e ci offre un meraviglioso spettacolo del culetto diviso dalla stringa del perizoma; sì, stiamo provocando la riccia che si accomoda sull’orlo della venerabile poltrona e stringe le labbra.

Io chiedo scusa e mi allontano: cinque minuti per cambiarmi, tanto oggi è stato il venerdì informale e non ho altro da fare che sfilarmi stivaletti e jeans, che sostituisco con un micro kilt comprato quasi per gioco qualche tempo e che lei ha dimostrato di apprezzare tantissimo. Esco dalla nostra camera da letto e quasi finisco tra le braccia della riccia che sbuca quasi senza guardare dalla porta del bagno. Ci fronteggiamo per qualche istante, poi la nostra ospite si avvicina ancora di più; io temo che voglia baciarmi, invece si limita a parlarmi all’orecchio e mi dice che capisce benissimo perché le ho detto di no. 

Cosa ha capito? Me lo chiedo mentre seguo la riccia nel corridoio; ha capito che sono follemente innamorata di lei, o magari pensa solo di essere più brutta e quindi non degna di considerazione? Ed ha capito che anche se fossi stata sola non avrei comunque accettato una cosa del genere? In ogni caso bisognerà spiegarlo, ed essere molto chiare. Per fortuna, concludo, mi aiuterà lei. Che ci accoglie con un sorriso, sta facendo la brava mogliettina, un ruolo che ricopriamo a turno in caso di ospiti, ed ha già stappato una bottiglia di bollicine come aperitivo, figuriamoci, poi mi guarda ed io vedo la reazione che mi aspettavo, gli occhi di lei diventano più scuri e più profondi, da annegarci dentro, per il desiderio che prova, ed è proprio l’effetto che mi aspettavo.