Unioni e riunioni – Prima parte

di cristinadellamore

Ormai facciamo due riunioni a settimana, ed io le concludo sempre allo stesso modo, con un sorriso che scopre i denti superiori e l’incitamento, adesso andiamo fuori a vendere. Insomma, faccio del mio meglio ma non basta: c’è sempre quella frattura nel team, i membri storici e quelli più recenti, e c’è sempre qualcosa di inespresso.

Tanto per cominciare, l’energumeno che ha in agenda dieci appuntamenti al giorno ma chiude quando va bene una vendita a settimana; non ha senso, bisogna proprio parlarne con calma. Poi la riccia, che mi squadra sempre con quegli inquietanti occhi verdi e sembra chiedermi perché non ho voluto portarmela a letto, o meglio, perché la faccio aspettare prima di farlo; almeno lavora bene e siamo davvero in tempo reale con la rendicontazione e la fatturazione. E questa è soltanto la prima metà del problema.

Già, perché in tutto questo l’amministrativa part time sta diventando a sua volta un problema e si lamenta in continuazione perché non può più lavorare da casa e, contemporaneamente, perché si sente demansionata visto che non fa più le ricerche sulla solvibilità dei clienti; mi preoccupa perché potrebbe mettermi contro il commerciale che già di suo mi guarda di nuovo storto quando pensa che non me ne accorga, e so anche perché: l’amministrativa part time ha meno tempo da dedicargli.

Quindi mi alzo in piedi dopo aver controllato che tutti abbiano il loro bicchierino di imbevibile caffè della macchinetta, mi appoggio con nonchalance al tavolo e mi metto di tre quarti, perché lei mi dice che così assumo una posizione più autorevole ed assertiva e finalmente dichiaro aperta la seduta. Oggi parliamo proprio di obbiettivi e budget, unico argomento all’ordine del giorno, anche perché a partire dalle dieci cominciano gli appuntamenti.

Non c’è un modo gentile per dire a qualcuno che sta lavorando male, purtroppo: per quanto si possa essere cauti, alla fine l’interlocutore deve rendersi conto che i risultati non sono soddisfacenti e che deve cambiare sistema; in questo caso si tratta dell’energumeno che non mi ha mai più rivolto la parola, neanche buongiorno e buonasera, e che non è contento – ed è un eufemismo – che io abbia accesso alla sua agenda. Ieri mi sono consigliata con lei, poi ho deciso che, insomma, devo fare quello che mi sento.

Mi rivolgo a tutti ed a nessuno, e comincio con le congratulazioni: siamo quasi in linea col nuovo budget, quindi andiamo bene, ma c’è bisogno di un altro piccolo sforzo; poi passo alla carota e ricordo che tutti gli incontri che facciamo devono portare un risultato; per adesso, non ci dobbiamo preoccupare del post vendita, lo affronteremo con più calma nella seconda parte dell’anno e purtroppo non abbiamo tempo per le visite di cortesia. Quindi, per favore, andate fuori e vendete, concludo come al solito. L’invito vale anche per me, ho due appuntamenti stamattina ed altrettanti il pomeriggio, quindi chiudo il computer con un gesto secco che ho copiato dai film americani e comincio a prepararmi, mentre l’amministrativa part time e la riccia affondano il naso nelle poche carte che produciamo e si dedicano alla fatturazione.

Alzo gli occhi e vedo l’energumeno ancora davanti a me, con l’espressione quasi contrita e molto preoccupata. Cosa ci fa ancora qui? So che ha un appuntamento a casa del diavolo tra mezz’ora, dovrebbe essere già in macchina; ha forse qualcosa da dirmi, o magari è la volta buona che mi rompe qualche osso?