Guinzagli – Seconda parte

di cristinadellamore

(Pss, la prima parte è qui)

“Braccia dietro la schiena, amore, attorno alla colonna”. Eseguo e lei sparisce dalla mia vista dopo avermi sfiorato le labbra con un bacio che mi accende ancora di più, me la ritrovo alle spalle, mi prende le mani e mi lega i polsi con qualcosa di morbido, e intanto mi passa delicatamente la punta della lingua sul lobo dell’orecchio, sfiorando l’orecchino che mi ha regalato lei: mi si piegano le ginocchia.

“Stai ferma, amore, altrimenti potresti farti male. Allarga un po’ le gambe, da brava, e chiudi gli occhi”. Sento lei vicinissima, parla ed il respiro mi riscalda ben più che la pelle; chiudo gli occhi e sento un’altra profumata morbidezza attorno alla fronte e poi quasi sul naso. Mi sta bendando, come un attimo fa mi ha legata, e accidenti se mi piace. Anche perché continua a parlarmi a voce bassissima nell’orecchio, mi ripete quanto sono bella e quanto mi ama, e mentre il buio mi avvolge mi sento amata, coccolata, felice e bellissima come non mai.

“Sono i foulard che piacevano tanto a mamma, amore, e ti stanno benissimo”. Lei mi accarezza la nuca sotto il caschetto blu, come per controllare che tutto sia a posto, provocandomi i consueti brividi. Poi sento le mani di lei su di me, mi accarezzano attraverso i vestiti e non solo, sento le dita di lei sulla pelle, al caldo dell’amore di lei che sento fortissimo si sovrappone la brezzolina gelata, e sì, lei mi spoglia più che a mezzo, tira su felpa e reggiseno, giù jeans e mutandine ed eccomi esposta dalle tette alla fica. Tiro un bel respiro, se lei mi fa una cosa del genere deve avere le sue ragioni, e poi mi piace il pizzicorino sui capezzoli e sul clitoride esposti alla tramontana di questi giorni. Quindi resto ferma e zitta e sono premiata, perché lei ricomincia ad accarezzarmi dove sono più sensibile e mi strappa più di un gemito. Lei mi tappa la bocca con un bacio, poi mi passa due dita sulle labbra: sento il mio sapore mischiato a quello della pelle di lei e ne voglio ancora.

“Puoi aspettare un attimo, amore? Ho dimentica una cosa, vado a prenderla e torno subito”. E mi lascia qui, esposta ed eccitata, ed io mi eccito ancora di più. Non penso che potrebbe arrivare il sorridente portinaio filippino per stendere il bucato – lo fa sempre di sabato – o magari la cameriera che lavora per la dottoressa dell’ultimo piano, penso solo a come sarà bello quando sentirò nuovamente la voce di lei, e le mani di lei sul mio corpo. Cosa è andata a prendere? Mi perdo cercando di immaginare, e decido che tornerà con lo strapon vibrante e mi prenderà qui, come una prigioniera od una vittima da offrire a qualche divinità, e non mi rendo conto del tempo che passa. Non ho idea di quanto ne sia passato, non ho freddo, non ho paura, quando finalmente sento nuovamente le dita di lei, bollenti sulla mia pelle gelida.

“Sei stata bravissima, amore, e non immagini nemmeno quanto sei bella così”. Lei mi parla molto da vicino, come fa sempre quando ha voglia di me, poi mi bacia gentilmente e non smette di accarezzarmi, così io sento sempre più caldo e trovo difficile, anzi difficilissimo restare ferma. Lei se ne accorge e, continuando a baciarmi, prende un capezzolo e lo stringe, forte. È così che una mistress richiama all’ordine la sottomessa, ed è così che io mi faccio forza e mi fermo, per quello che posso.