Guinzagli – Prima parte

di cristinadellamore

Stamattina faceva davvero freddo, sia quando siamo uscite a correre sia, mezz’ora dopo, quando abbiamo accompagnato la cugina alla fermata della metro e le abbiamo augurato un buon fine settimana col professore. Poi l’aria si è fatta più tiepida e ci siamo riscaldate facendo le consuete commissioni del sabato. Nella spesa manca il menu di stasera; faccio finta di niente e già immagino che lei vorrà portarmi fuori, oppure ha ricevuto un invito e vuole farmi una sorpresa. Chiacchiero del più e del meno anche mentre mandiamo giù il risotto leggero con le verdure che costituisce il nostro igienico pranzo ed ogni volta che guardo lei riconosco il noto scintillio nello sguardo: è chiaro che ha qualcosa in serbo per me, lo capisco dalla piega delle labbra sottili che accenna un sorriso.

“Ho preso l’appuntamento dal parrucchiere, amore, per tutte e due”, mi dice mentre lavo i pochi piatti sporchi – quando siamo solo noi due non vale la pena di far andare la nuova lavastoviglie garantita da otto coperti. È questa la sorpresa? Non credo, comunque è una gradevole coccola perché prima siamo attese dal lettino dell’estetista per una depilazione ed un massaggio, insomma pomeriggio di relax almeno a prima vista. Alla fine, con il caschetto un po’ più blu, i muscoli meravigliosamente rilassati, la pelle tonificata e la passerina morbida e liscia come quella di una bambina mi dico che a questo sabato manca solo un bel po’ di sesso per diventare perfetto. Ma a questo si può rimediare, penso, e mentre torniamo a casa, neanche un centinaio di metri, mi comporto con la graziosa impudicizia di una cagnolina in calore, mi stringo a lei, la abbraccio, le infilo la lingua nell’orecchio e comincio ad elencare tutto quello che desidero lei mi faccia, e che sia il prima possibile.

“Devi avere un po’ di pazienza, amore. Non possiamo farlo qui”. C’è il sorriso nella voce di lei che intanto apre il cancello e poi il portone del palazzo; io continuo a parlare mentre aspettiamo l’ascensore, e mentre saliamo per due piani ricomincio a strusciarmi contro di lei. L’ascensore si ferma anche troppo presto e lei sorride scoprendo appena i denti di perla prima di premere il bottone dell’ultimo piano.

“Andiamo fino in cima, amore. Possiamo cominciare a giocare, adesso”. Il tono di lei è leggero, quasi salottiero, ma lo sguardo che mi dedica lo smentisce: vedo che sta provando per me lo stesso desiderio che io provo per lei, e sta facendo uno sforzo per controllarsi e portarmi al massimo della tensione erotica. Comincio a sudare mentre mi arrampico per l’ultima rampa di scale, fino al terrazzo condominiale, e sì che non fa caldo, anzi. E quando lei apre la cigolante porta di metallo, mi arriva addosso un refolo gelato che attraversa il piumino d’oca, la felpa e la camicetta di cotone.

“Vieni, amore, appoggiati qui”. Qui è una delle colonne che reggono la tettoia sotto la quale alcuni coraggiosi stendono il bucato anche nei giorni di cattivo tempo; obbedisco e tendo le braccia per stringerla a me ma lei fa due passi indietro, quasi danzando. Lei non vuole che lo faccia, vuole giocare, e lo voglio anche io, a questo punto, e qualsiasi cosa lei desideri lo farò, e con gioia.