Dipendenze ed indipendenza – Seconda parte

di cristinadellamore

(Questa è l’ultima parte, segue da qui)

Facciamo la spesa, anche se non ce ne sarebbe bisogno, ma la vetrina del piccolo supermercato dai grandi prezzi espone un’affascinante collezione di formaggi e decidiamo che sì, se non è stasera sarà per domani, ne prendiamo un bel po’ e facciamo una cena assolutamente non dietetica, e poi passiamo anche all’enoteca e lei insiste per comprare due bottiglie del bianco profumatissimo che tanto mi piace e che, dice, con questi formaggi andrà benissimo. Magari stasera no, con questa pioggia e l’umidità che ti entra nelle ossa, se non combiniamo di andare a prendere la cugina in centro e di mangiare qualcosa lì prepareremo al volo un po’ di pastasciutta, penso, e lei annuisce come se mi avesse sentito.

“Facciamo un sughetto semplice con i pelati, amore, e ci metteremo tanto peperoncino”. Lei sorride ed io arrossisco: scordo sempre che lei mi legge dentro, potrebbe essere imbarazzante ma mi piace. Nonostante il brutto tempo mi sembra di essere in vacanza, per l’orario assolutamente insolito, ed in qualche modo dimentico i problemi della cugina che, decido, se la sa cavare benissimo da sola e magari potrebbe anche trarre vantaggio da un faccia a faccia con quel tipo; sorrido di nuovo e mi stringo più che posso a lei.

“Dammi un bacio, amore”. Siamo davanti al bar tabacchi del quale non siamo più clienti da tempo; già, perché il caffè lo prendiamo a casa, i dolci li compriamo, quando ce li concediamo o abbiamo ospiti i nipotini, un centinaio di metri più in là e lei non compra più le sigarette. Mai ordine fu più gradito, mi avvinghio a lei sul marciapiede bagnato, l’ombrello pende dimenticato da una parte e il mio caschetto temo mi presenterà il conto, entro stasera o forse anche prima, e ci do dentro di labbra, lingua e denti, lei risponde e mi stringe nonostante l’impaccio delle buste della spesa ed incurante dello spettacolo che stiamo dando. Spettacolo, poi. La pioggia aumenta ed i pochi passanti insaccano la testa nelle spalle ed accelerano il passo. Quando lei si stacca da me mi prende per mano e mi mette fretta; non ha torto, siamo bagnate fradicie e la prima cosa da fare è cambiarci ed asciugarci. Lei mi impone di spogliarmi nell’ingresso per non bagnare il lucido parquet vecchio di sessant’anni che curiamo come un figlio, e la cosa non mi dispiace, corro nuda fino nella nostra stanza e lei mi insegue come mamma l’ha fatta, mi raggiunge e ricomincia da dove di siamo fermate sotto l’acqua.

“Sai, amore, perché ti ho chiesto quel bacio?”. Lei mi tampona delicatamente i capelli con l’asciugamano, io mi godo il piacere delle coccole dopo quello del sesso e penso che essere innamorata è bellissimo; annuisco, ci sono arrivata anche io: lei stava per entrare a comprare le sigarette e mi ha chiesto aiuto, quando ha smesso la ho aiutata così, togliendole la sigaretta dalle dita e dandole, in cambio, un bacio.

Annunci