Dipendenze ed indipendenza – Prima parte

di cristinadellamore

“Ho smesso di fumare, ma questa è una di quelle giornate in cui una sigaretta – o magari un intero pacchetto – davvero mi manca”. Io non posso limitarmi a scuotere la testa ed a fare la faccia comprensiva, è la prima volta che lei dice chiaro e tondo che vorrebbe una sigaretta, e la capisco, ho smesso di fumare prima di lei ma anch’io ne accenderei volentieri una. Solo che lei ha ragione, una sigaretta è solo la prima, poi vengono tutte le altre dopo. Ma perché siamo in queste condizioni? Niente flashback, la spiegazione è semplice: visto il tempo orribile, stamattina ho deciso di lavorare da casa, lei fa lo stesso e la cugina si è coperta il più possibile, ha messo le scarpe più grosse e meno sexy che ci sono in casa e preso l’ombrello più grande e si è coraggiosamente avviata con i mezzi pubblici perché prima deve essere presente in udienza per il percorso che la porterà all’abilitazione professionale, poi deve partecipare ad una riunione.

Andrebbe tutto bene, e magari se fa ancora brutto tempo stasera prendiamo la macchina, la andiamo a prendere e magari ci fermiamo in qualche locale in zona per mangiare fuori, non fosse che in studio è tornato il figlio della socia, quello che ci ha provato con lei. Sì, ha abbandonato l’idea di fare il penalista e si è portato appresso una segretaria particolare, come la chiama lei, una slava degna del paginone centrale di Playboy, come conferma la cugina, ma pare che abbia sempre quello sguardo languido col quale ti spoglia mentalmente ogni volta che ti vede e l’espressione di chi pensa che ogni donna voglia finire a letto con lui. Lei lo ha beccato un paio di volte mentre cercava di incastrare la cugina in un angolo, metaforicamente e non solo, e sì, la cugina non sembra gradire quelle attenzioni: d’altronde tra il professore ed il trombamico ne ha abbastanza, questo qui sarebbe proprio il classico terzo incomodo.
Insomma, siamo preoccupate perché abbiamo ricevuto un paio di messaggi della cugina che se non erano richieste di aiuto poco ci mancavano, lei ha chiamato direttamente lo studio e le hanno risposto che la cugina era uscita per mangiare un boccone proprio con questo tizio e adesso ci stiamo chiedendo cosa stiano combinando, visto che non ha risposto ai messaggi di lei e l’ora di pranzo è passata da un pezzo. In conclusione, non riusciamo a combinare niente, e sì che io ho un bel fagotto di documenti da studiare, materiale che ha preparato il nerd per presentare i nuovi prodotti, e lei dovrebbe preparare un grosso contratto, o comunque si chiamino quegli accordi con i quali i ricchi proteggono i loro soldi in caso di matrimonio con qualcuno meno ricco di loro.

“Io esco un attimo, amore”, dice alla fine lei dopo aver dato un’ultima occhiata prima allo schermo del telefono e poi alla finestra; in effetti per il momento non piove, e se vogliamo scaricare il nervosismo due passi non possono che farci bene, quindi mollo tutto – computer, cuffiette per rispondere ad una eventuale chiamata dall’ufficio, telefono aziendale col quale sono reperibile dai clienti più o meno sempre e tutto il resto – e dico che sì, vengo con lei. Lei probabilmente non se lo aspettava e mi sorride con gioia, e ci troviamo in mezzo al viale dello shopping sotto lo stesso ombrello mentre continua a piovere. Camminiamo piano, quasi abbracciate, perché l’ombrello è il mio, quello che porto sempre nella borsetta, piccolissimo, e ne approfitto per accarezzare il fianco di lei; lo so, attraverso impermeabile, maglione e tutto il resto perché oltre alla pioggia c’è anche un bel frescolino è più immaginare che altro, ma me lo faccio bastare.

Annunci