Disintermediazione – Prima parte

di cristinadellamore

Allora, la stanzetta del team è insolitamente affollata. Ci siamo tutti, il commerciale scalpita perché nel pomeriggio ha due appuntamenti e non si è preparato abbastanza, almeno secondo lui, l’amministrativa part time mi guarda preoccupata e mostra le tette meglio che può al commerciale e non solo, per come ha sbottonato la camicetta e sistemato il maglioncino, il nerd ha lo sguardo un po’ assente, probabilmente sta pensando alla sua ragazza ed alla vacanza in montagna che forse riuscirà a fare, o forse no. Io sto provando a svuotare il cervello da ogni pensiero, in teoria sono l’unica a sapere cosa ci aspetta e non sono soddisfatta, in pratica le voci di corridoio hanno probabilmente già informato i collaboratori; non riesco ad essere concentrata su quello che dirò tra qualche minuto perché penso a lei che ieri sera mi ha organizzato un festeggiamento in grande stile per la promozione e la mente ritorna sempre a quando lei si è messa a quattro zampe sull’orlo del letto ed io l’ho presa da dietro con lo strapon vibrante ed è stata una cosa meravigliosa.

Mi scuoto appena in tempo, la porta viene aperta ed il direttore generale fa strada ad i nuovi membri del team, e mi accorgo che le voci di corridoio, se pure ci sono state, erano sbagliate perché i miei collaboratori storici sgranano gli occhi ed il nerd si lascia scappare una bestemmia a mezza voce.

Mi associo mentalmente perché il commerciale mi è stato antipatico dal primo momento in cui l’ho visto, quando ero appena arrivata e facevo la bella statuina alla reception, mostrando le gambe e le tette ed occupandomi di poco altro. Alto, grosso, zazzera nera e lineamenti un po’ pesanti, da atleta invecchiato ed ingrassato, è il tipo che si ama molto, pensa di essere il migliore in tutti i campi e quando ha scoperto di dover passare sotto di me diciamo che non l’ha presa bene, in presenza del direttore generale mi ha dato della troia e mi ha quasi messo le mani addosso, figuriamoci, ed è ancora incazzato, mi guarda con odio ed è rosso in faccia, magari ha anche bevuto qualcosa di alcolico per tirarsi su il morale.

Tanto è grosso questo quanto l’amministrativa quasi nascosta dietro di lui è piccola, magra e priva di curve, tanti capelli ricci e rossi e due occhi verdi un po’ inquietanti, in un’altra epoca sarebbe stata una perfetta candidata al rogo per stregoneria. Ha più o meno la mia età, una laurea triennale in Economia ed ha fatto tutta la trafila, passando per lo stage ed un paio di contratti a termine per un totale di sei mesi, ed ha avuto la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, cioè quando si è messo in pensione il ragioniere che lavorava con me: all’azienda costa la metà di lui, quindi tutti contenti.

Il direttore generale mi dedica un sorriso sghembo, dice due banalità e sparisce. Tocca a me, e non ne sono entusiasta. Ne ho parlato con lei, ho messo giù qualche appunto e insomma, abbiamo deciso che non devo parlare per più di cinque minuti; escluse le fesserie motivazionali, esclusi i complimenti gratuiti, di questi nuovi acquisti so il minimo indispensabile e quello che so non sono sicura che mi piaccia.

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