Buone e cattive notizie

di cristinadellamore

Oggi lavoro da casa, quindi tutona felpata, niente trucco e tazzona di tisana a portata di mano. Ho anche un sorriso un po’ stupido ancora sulle labbra, perché mentre registro appuntamenti, mando mail e verifico la situazione del budget, con un angolino del cervello penso a lei che stamattina mi ha svegliata baciandomi proprio dove sono più sensibile e non si è fermata finché non ho urlato il suo nome travolta da un piacere ancora più forte perché inatteso, e insomma va tutto bene, e penso di riuscire a trovare il tempo per organizzare, stasera, una sorpresa per cena.

Poi però il computer aziendale si blocca, diventa nero e, infine, sullo schermo compare il direttore generale: videoconferenza senza preavviso, e accidenti se non ho voglia di spegnere tutto. Invece resto in linea e, per buona educazione sono costretta ad accendere a mia volta la telecamerina, pensando che almeno ho i capelli in ordine e la tuta sarà pure vecchia ed enorme, ma è perfettamente pulita, l’altra, che mi sta meglio, è da lavare e questa è appena uscita dal cassetto.

In un angolo dello schermo c’è addirittura la Pédégé, in collegamento come al solito da chissà dove, deve essere un posto bello caldo perché è abbronzata, con un paio di occhiali da sole rialzati sulla fronte e le spalle scoperte, dal poco che si riesce a capire. Che si siano scomodati i pezzi grossi è un onore, penso, ma suona anche un po’ minaccioso; mi auguro che non vogliano licenziarmi qui su due piedi, e mentre saluto educatamente – e la voce mi esce un po’ gracchiante, ho improvvisamente la bocca secca – faccio un rapido esame di coscienza che in parte mi tranquillizza.

Allora, si parla del budget che hanno assegnato al mio team e che è semplicemente il doppio di quello dell’anno scorso. Affascinante, abbiamo messo a segno due o tre bei colpi, in questi ultimi giorni, e magari anche quest’anno faremo bella figura, ma raggiungere l’obbiettivo mi sembra impossibile; ovviamente lo tengo per me, in aziendalese il sinonimo di impossibile è “sfidante” quindi lo uso un paio di volte ottenendo che in risposta il direttore generale si dica d’accordo.

Non sembra tanto d’accordo sul resto, cioè sul darmi nuove risorse, visto che per le prossime tre settimane ho l’agenda piena così come il commerciale che lavora con me e non ne è molto contento perché, mi ha fatto capire, non può dedicarsi quanto vorrebbe all’amministrativa part time. Per tacere del nerd che sembra in crisi con la sua ragazza e vorrebbe, udite udite, portarla addirittura in montagna per una settimana e ricucire il rapporto. Mi chiedete come lo so? Una team leader è come una mamma, vengono tutti a lamentarsi da me.

Comunque, il direttore generale, come fa quando non è d’accordo lascia la parola alla Pédégé, che passa in primo piano e sì, è abbronzatissima, i capelli biondi elegantemente spettinati da un parrucchiere da almeno cento euro a botta e porta solo un top senza spalline, molto aderente, e mi sembra che dall’ultima volta le siano anche cresciute le tette. Me la immagino in qualche paradiso tropicale, beata lei, mentre qui improvvisamente diventa molto buio e sento la pioggia che prende a scrosciare contro i vetri: li avevamo appena lavati, maledizione.

Dunque, la Pédégé mi regala un bel sorriso e mi dice con il suo meraviglioso accento – per tacere della erre splendidamente arrotata – che sì, ha letto le mie relazioni ed i miei memorandum ed è d’accordo, quindi rafforziamo il team. Il sorriso della bionda si allarga a scoprire dei denti perfetti quando aggiunge che all’aumento della responsabilità corrisponde ovviamente un aumento delle soddisfazioni, quindi è felice di preannunciarmi che ci sarà un aumento di stipendio; per il premio, che pure aumenterà, devono ancora fare due conti. Ma prima devo vincere la sfida, mi incita, e con un ultimo sorriso sparisce.

Viene sostituita dal direttore generale che non sorride per niente e mi convoca in ufficio subito dopo la pausa pranzo: vuole presentarmi personalmente i nuovi collaboratori; è una meschina cattiveria, su potrebbe benissimo rinviare a domani, ma insomma, bisogna obbedire. Vuol dire che per la cena mi rivolgerò ad uno dei negozi della zona, prenderò roba già pronta, solo da scaldare, ed una buona bottiglia. E per protesta decido, mentre saluto con il mio sorriso più falso, che non mi truccherò per uscire.