Piccolo e grande freddo – Quarta parte

di cristinadellamore

(Finisce qui, e al link trovate la parte precedente)

Sbocconcello compitamente il dolce fin troppo augurale e certamente comprato in qualche discount e guardo di sottecchi i miei ex compagni di classe chiedendomi come è stato possibile che abbia concesso loro tanto potere su di me. Lei sta facendo parlare le ragazze, con il carisma che ben conosco; io ascolto quelle che sono delle confessioni e finalmente trovo la risposta: non avevo alternative, la mia vita sarebbe stata come la loro, anzi un po’ peggio dopo la sparizione di papà, il loro quartiere sarebbe stato il mio, insomma non avrei potuto fare altrimenti che mimetizzarmi. Ho anche la risposta alla domanda che non ho posto: la ragazza che manca è sparita a metà dell’ultimo anno, dicono trasferita all’estero: nel quartiere si raccontava una storia di violenze domestiche ma erano balle, c’era stato sesso di gruppo con tre compagni di classe, non precisamente consensuale.

Una mano pesante sulla spalla, un cattivo odore mascherato male dal profumo dozzinale, una voce roca all’orecchio. In altri tempi avrei tirato una gomitata alla cieca, ora mi allontano di quel mezzo passo che mi serve per girarmi a fronteggiare questo qui, che tra tutti è stato il peggiore: non solo egoista nel sesso, niente di diverso dagli altri, ma anche brutale, e privo della minima considerazione per le donne in genere. Immagino che in quel gruppo ci fosse anche lui. Non importa, posso affrontarlo, perché sento la presenza di lei che sì, sta ancora chiacchierando di soldi e uomini con le ragazze, ma tiene gli occhi fissi su di me. Posso addirittura dedicargli un sorriso da commerciale al quale risponde con una smorfia soddisfatta prima di cominciare a parlare, e sì, dice tutte le volgari banalità che ci si possono aspettare, da non hai più trovato un cazzo come il mio a facciamo una cosa a tre, passando per gradevoli ricordi ed inutili precisazioni. Sarebbe bello dirgli di sì, dargli un appuntamento a casa del diavolo e non presentarci, o magari presentarci, portarcelo a letto e strapparglielo a morsi; adesso so che non vale la pena, anche se mi balocco un po’ con l’idea mentre continua a parlare per descrivere quello che vorrebbe fare a me ed a lei, dall’inizio alla fine, dimostrando di aver studiato accuratamente su Pornhub, certamente più di quanto studiava a scuola. Riesco a non ridergli in faccia e prima che possa arrivare alla conclusione della sceneggiatura del suo film porno – sicuramente ci sarà un cumshot in faccia a noi due – lo pianto in asso: lei mi raggiunge con passo sicuro, mi prende sottobraccio e mi porta via.

“Si fa tardi, amore, salutiamo e ce ne andiamo altrimenti non faremo in tempo per l’altro impegno”. Lei lo dice sorridendo, a voce bassa ma non troppo, quanto basta per farsi sentire da tutti. E sottobraccio ci scambiamo saluti ed auguri e ce ne andiamo. Sulla porta, che lasciamo aperta quanto basta per far entrare un bel po’ di arietta gelata, lei mi ferma, mi abbraccia e mi bacia, forte, sulla bocca, mettendomi una mano sulla nuca; non credo lo faccia per provocare, sento l’urgenza nel sapore di lei, nel guizzare della lingua di lei, agilissima, contro la mia e poi sul mio palato, così potente da lasciarmi senza fiato.

“Ho voglia, amore, ma facciamo prima un po’ di strada”, mi dice finalmente lei dopo cinque minuti di sobbalzi nella macchinetta che non è decisamente adatta per strade come queste. Ho voglia anche io e faccio la prima cosa che mi viene in mente, con qualche contorcimento mi sfilo le mutandine e tiro su la gonna. Qui è buio e deserto, non passa nessuno, potremmo anche fermarci ma quando ci fermeremo non voglio perdere tempo. Con quegli uomini, allora, non sono mai riuscita a provare anche solo un centesimo del piacere che riesce a darmi lei.