Il dopo, in parte

di cristinadellamore

“Si’ amore, neanch’io ci credevo, ma un dopo c’è”. Lei è ancora più bella, forse un po’ pallida, o forse è bello l’effetto del completo nero che indossa, con la camicia bianca e la cravatta nera. Ma il sorriso sulle labbra sottili e negli occhi castani è quello di cui mi sono innamorata.

” Sei bellissima, amore”. Lei me lo dice con il tono di sempre, provo a guardarmi e mi accorgo di essere vestita come lei, lo stesso completo maschile di Versace che comprammo assieme qualche tempo fa, per gioco, scommessa, provocazione, la stessa camicia bianca, la stessa cravatta nera.

“Perdonami amore, è stata colpa mia, dovevo stare più attenta”, mi dice ancora lei, ed io comincio a ricordare. Il viaggio nella notte con la macchinetta del car sharing, lei che sorride ad una mia battuta sul nuovo fidanzato di un’amica, il vialone che dalle Mura Aureliane porta fino a casa, l’incrocio ed il SUV nero che sbuca dal buio, passa col rosso e ci prende in pieno, anche se lei aveva disperatamente provato a schivarlo; non poteva farci niente.

“Ho promesso di proteggerti ed ho fallito, amore. Ma se sei qui mi hai perdonato”, e mi viene da piangere davanti a tanta devozione. Anche io avevo promesso di aiutare e proteggere lei, e forse ho la mia parte di responsabilità: ricordo benissimo che lei aveva scelto un vestito lungo, impegnativo, con degli spacchi in uno dei quali avevo infilato la mano mentre viaggiavamo, magari l’ho distratta. Piuttosto, cosa sarebbe “qui”? C’è solo una gran luce bianca che però non mi abbaglia o infastidisce, solo non vedo altro che lei e non ho idea da che parte andare. E poi, mi dico, noi non è che abbiamo proprio vissuto secondo i dettami di Santa Madre Chiesa, questo “dopo” non promette niente di buono.

“Quelli sono i dettami dei preti, amore. E chi ti dice che abbiano ragione? E adesso dobbiamo andare”. Andare dove? Mi sembra tutto uguale, non sento musica celestiale o pianto e stridor di denti, comincio ad avere un po’ di paura: dite quel che volete, non mi sento a mio agio. Lei mi porge la mano per guidarmi ed io la prendo, come sempre: è calda.

“Buongiorno, amore, dormigliona. Ti ho preparato il caffè, anche se oggi toccava a te, perché non riuscivo a svegliarti. Hai voglia di far tardi un ufficio, oggi?”. Lei sorride, mi tiene la mano e regge con l’altra la mia tazzina preferita. Magari poteva svegliarmi cinque minuti dopo, adesso sono curiosa, chissà cosa avrei visto, dopo.

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