Luci e città (o forse il contrario) – Trentatreesima parte

di cristinadellamore

(Questa è l’ultima parte, la precedente è qui)

“D’accordo, amore. Basterà dire signorina si spogli, in effetti”. Ed io ho un nuovo brivido, e davvero mi piacerebbe essere visitata da lei molto approfonditamente, proprio qui ed ora. Mi controllo come posso e lei se ne accorge subito e mi guarda con quegli occhi affamati che amo, perché posso leggerci dentro tutto il desiderio e l’amore che lei prova per me. Con uno sforzo interrompe il contatto di sguardi e mi lascia sola perché vuole farmi una sorpresa. Bene, ne farò una io a lei, e indico alla commessa uno strapon impressionante: non solo è lungo trenta centimetri e largo in proporzione, ma è anche cosparso di luccicanti borchie di metallo che ricordano quelle del nuovo collare. Lo inaugureremo prima possibile, per vedere l’effetto che fa.

“Se hai preso qualcosa, amore, meglio aggiungerlo al resto: ce lo facciamo spedire, sarà più pratico che imbarcare un’altra valigia”. Lei sorride gentilmente quando vede il giocattolo che ho scelto elegantemente impacchettato; una cosa che non sono ancora riuscita ad imparare è la pazienza, io sarei curiosissima di vedere cosa c’è dentro, lei vede un po’ più lontano e rispetta i tempi degli altri. D’accordo, perché non fare una sorpresa in più e portare anche questo al week end fetish ed utilizzarlo lì per la prima volta? Però insisto per pagarlo io e lei mi accontenta: mi sembra che, incredibilmente, costi pochissimo, meglio così.

“Amore, lo so che non ti va di uscire da qui a mani vuote, e sono d’accordo con te. Guarda, prendiamo questi, uno a testa”. La voce di lei è una carezza dolcissima, e questi sono degli anelli semplicissimi, forse d’argento, forse no, ispirati ovviamente ad Histoire d’O, uno ha semplicemente una maglia di catena al posto della pietra, l’altro una specie di sigillo con due frustini incrociati; li provo e li trovo più pesanti di quanto immaginassi, poi vedo il prezzo e sì, sono d’oro bianco, altro che. Vanno bene, sia l’uno che l’altro, ed è chiaro che li porteremo a turno e ce li scambieremo; sottobraccio a lei, mentre passeggiamo alla ricerca di un bistrot, di una tavola calda o di qualsiasi altra cosa perché ci è venuta improvvisamente fame, non posso fare a meno di pensare che un’idea del genere, l’altra volta che eravamo venute qui, non mi sarebbe mai passata per la testa, non avrei avuto la possibilità, il coraggio o la voglia di scegliere niente, avrei lasciato fare tutto a lei, e infatti avevo accettato tutto quello che lei aveva scelto per me e lo avevo usato con obbedienza e devozione. Avevo indossato strisce di cuoio borchiato al posto del reggiseno e delle mutandine e lei si era beata di vedermi in quel modo, aveva accarezzato ogni parte del mio corpo ogni volta che ne aveva avuto voglia e sì, io ero contenta così perché ero follemente innamorata di lei. Ogni volta che ci ripenso mi chiedo se non rimpiango quei giorni, quando non avevo altra responsabilità che quella di essere obbediente e devota, di soddisfare con il mio corpo il corpo di lei ed avere in cambio protezione, un tetto sulla testa, buon cibo in tavola e qualche volta in una ciotola sul pavimento, letto morbido e qualche volta il tappetino ai piedi del lettone e vestiti puliti e qualche volta solo il collare. Poi, solo dopo, mi sono resa conto che lei mi stava addestrando, mi stava portando per gradi dove io stessa volevo arrivare; anche quando mi legava e prendeva in mano il frustino comprato al sexy shop di Roma che adesso è chiuso non mi faceva mai male. E finalmente sì, io ho detto a lei che la amavo, e lei ha detto la stessa cosa a me. No, non voglio tornare indietro, è molto più bello così.

“Amore, non ci pensare. Siamo cambiate, abbiamo fatto un lungo viaggio dentro noi stesse. Per questo ti ho portata di nuovo a Parigi, per farti misurare la strada che abbiamo fatto”. Lei si inserisce nelle mie meditazioni, mi abbraccia e mi bacia, qui sul lungofiume, in mezzo alla gente che va di fretta o passeggia con calma, ed io penso che il nostro posto è ovunque, purché possiamo starci assieme.

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