Luci e città (o forse il contrario) – Trentaduesima parte

di cristinadellamore

(Psss, segue da qui)

“Vuoi fare clinical, amore? Non lo abbiamo mai provato, mi sembra una buona idea. Io sceglierei questo, invece. Che te ne pare?”. Bellissima, chissà come mai non la avevo notata, un’elegante casacca con gradi e mostrine completa di chepì, ci sono anche il fischietto e la mantellina e insomma è perfetto per trasformarsi in un flic da film degli anni ’50. Sarà bellissimo farsi arrestare da lei e quasi istintivamente offro i polsi come per farmi ammanettare. Lei sorride e mi bacia la punta delle dita.

“Vuoi sempre tutto, amore. Chi ti dice che non sia per te?”. E mi bacia con dolcezza la punta del naso, ed io non posso fare a meno di ricordare un pomeriggio in Basilicata; lei mi portò nel bel mezzo del bosco, mi fece spogliare e mi dette cinque minuti di vantaggio. Un bel gioco a nascondino, direte voi, ma io non sapevo niente della zona, avevo paura di perdermi o di incontrare qualche estraneo, paura che calasse il buio visto che sì, era estate, ma lei aveva atteso tutta la giornata e c’era già poca luce, alla fine di agosto le giornate si accorciano sensibilmente, e insomma quel gioco adesso non so se lo rifarei e soprattutto non so se lei me lo proporrebbe di nuovo, perché allora io ero ancora e solo la sua cagnolina, alla fine mi catturò sbucandomi alle spalle, mi legò con le fascette stringitubo ad un albero e mi fece l’amore a lungo, con furia, per farmi passare la paura. Alla fine mi piacque, e sto pensando che sì, adesso sarei in grado di dare la caccia a lei, così ricambio il bacio e sorrido prima di dirle che è in contravvenzione.

“Sono io che non vedo l’ora di essere arrestata da te, amore”, risponde lei a mezza bocca, sorridendo, ed in un lampo fa il gesto di porgermi i polsi per farsi ammanettare, poi si ricompone e mi lascia con un sorriso felice sulle labbra sotto gli occhi della commessa che sembra comprendere molto bene l’italiano, non solo, ma anche quello che stiamo pensando. E comunque il giro non finisce qui, visto che lei ha parlato di clinical veniamo accompagnate davanti ad una vetrinetta dall’aspetto un po’ inquietante; sì, sono strumenti medici, o almeno molto ben imitati, qualcosa che sembra la rotellina che si usa per bucare la pasta frolla, siringone di vetro, strani aghi smussati e poi pinze, pinzette e forbici arrotondate e piegate. La commessa spiega e lei traduce: la prima è la rotella di Wartenberg che venne inventata all’inizio del secolo scorso e, come strumento medico, servirebbe per testare la sensibilità nelle diverse zone del corpo, così da diagnosticare eventuali disfunzioni del sistema nervoso; mi sembra interessante, passata sul filo della schiena chissà che effetto mi farebbe. Le grosse siringhe, che non hanno un ago alla fine ma una cannula di gomma, servono ovviamente per i clisteri: che gusto ci potrà mai essere a fare una cosa del genere? No, grazie, lei non ci pensa nemmeno e neanche io. Gli aghi smussati sono sonde uretrali: magari potremmo regalarne uno alla cugina, visto che sono riservate ai maschietti, ma comunque lei li scarta con un gesto dei suoi. Infine, quelle che avevo scambiato per forbici sono in realtà degli speculum, e servono per tenere aperte le pareti della fica – ce ne sono anche per il buchetto più piccolo, ovviamente. Lei mi guarda, io scuoto la testa e lasciamo perdere anche questi: mi fanno un po’ di paura, e mi sembra che senza una laurea in medicina sia il modo più semplice di farsi davvero male.

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