Luci e città (o forse il contrario) – Ventottesima parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

“Lecca, amore, e senti come sa di te”. Lei è sempre alle mie spalle e mi porge di nuovo le dita sottili da baciare, con le quali sa darmi tutto il piacere del mondo ed anche un po’ di più. Lecco e succhio e sì, sento il sapore di me, mischiato al gusto indescrivibile della pelle di lei. E anche questa volta mi chiedo come mai sia così bello farlo a lei, sentendola fino in fondo alla gola, mentre quando facevo qualcosa del genere ai ragazzi che mi volevano restavo completamente indifferente, pur riuscendo a renderli felici in pochi minuti. Confusamente, mi chiedo come sarebbe fare lo stesso a lei, se fosse possibile: è la prima volta che mi pongo il problema, deve dipendere da quello che ho mangiato e bevuto, dall’aria di questa città, o forse dal sorriso complice della francesina mentre lei mi accarezzava e mi faceva crescere la voglia. Probabilmente sarebbe bellissimo, ma è già bellissimo così, e me lo faccio bastare.

“Da brava, amore, basta così. Andiamo, non vedo l’ora di scoprire cosa vuoi farmi”, e mi lascia libera dandomi un affettuoso sculaccione. Io ho le gambe un po’ molli, mi appoggio di nuovo a lei che mi sostiene gentilmente e ne approfitta per toccarmi a piene mani, lì dove le piace di più: tette alte e sode, culo rotondo e ben sostenuto grazie a tutto quello che lei mi ha insegnato, prima obbligato a fare e che adesso faccio perché ne sono convinta e contenta.

“E adesso spogliati per me, amore, e poi spogliami. Ma lentamente”. Lei sorride e mi guarda con quella meravigliosa ombra cupa negli occhi, in piedi accanto al letto nella nostra piccola suite, e ancora non ricordo bene come ci siamo arrivate così in fretta ma non importa, la sbronza se mai c’è stata mi è passata e mentre lei mi desidera ancora io mi tolgo i vestiti per lei. Con un gesto mi ferma mentre mi sfilo le calze, con un altro mi autorizza a tenere il reggiseno e quando mi avvicino per spogliare lei non riesco a sottrarmi ad un abbraccio più che caloroso, e lei mi cerca la bocca con la sua, mi bacia, mi infila dentro un palmo di lingua e fruga così a fondo da togliermi il respiro.

“No, amore, comincia dalle scarpe, ti prego”. Una preghiera di lei è un ordine, e comunque non vedo l’ora di inginocchiarmi ai suoi piedi; per quanto mi controlli mi tremano le mani per la fretta che ho di spogliare questo corpo perfetto che mi appartiene. Lei una volta, due volte mi dice di fare più piano, poi si arrende alla mia fretta che diventa la sua, si lascia stendere sul letto e si abbandona alla mia carezza.

Ho finalmente la bocca piena del sapore della pelle e della carne di lei e finalmente sento che lei riprende fiato; il corpo luccica alla luce delle lampade sui comodini, per quanto la mia lingua ha devotamente leccato, e finalmente lei muove appena una mano e prende a carezzarmi i capelli; io resto lì, acconto a lei, il capo sul grembo a respirare il prezioso profumo del piacere che ha preso da me. Sembra un ritorno al passato, la carezza ad una cagnolina fedele e ben addestrata, e in questo momento mi basta, anzi è proprio quello che serve.