Risotto al sangue

di cristinadellamore

Una domenica di pioggia anche se non è particolarmente freddo. Siamo uscite a correre e non abbiamo preso tanta acqua, per fortuna, poi ci siamo rintanate in casa, luci accese e panni stesi ovunque. Solo per smaltire l’umido del pranzo ho preso tanta acqua, maledizione, anzi no. Già, perché lei, pentita per avermi mandata giù senza ombrello, si è presa amorevolmente cura di me mentre il risotto alla pescatora era in cottura.

Ho provato un piacere intenso ed un po’ colpevole per non averlo ricambiato: lei odorava di sale e di ruggine, nonostante il doppio assorbente ed io, accidenti, ancora non riesco a superare il mio tabù del sangue. Ho cercato di farmi perdonare occupandomi della casa da brava mogliettina anni ’50, ho rifatto il nostro lettone, messo in ordine la cucina, spolverato e lavato i pavimenti.

Lei mi guardava sorridendo e più volte mi ha detto che non c’era certamente bisogno che mi stancassi così. Ma io non mi sono fermata e non mi sono sentita stanca: avevo dentro una fortissima energia che aumentava invece di diminuire.

“Adesso basta, amore”. Lei mi ha finalmente bloccata mentre prendevo la scaletta e mi accingevo a pulire i lampadari; di nuovo mi sono sentita colpevole di qualcosa e si vedeva benissimo dalla mia espressione: a me stava per venire da piangere.

“Questo fallo domenica prossima, amore, con la gonnellina nera ed il grembiule; io vengo a reggerti la scala e poi vediamo cosa succede”. Io ho inghiottito le lacrime e sono scoppiata in una risata liberatoria; ho deciso che alla prima occasione comprerò anche la crestina inamidata, perché quando faccio qualcosa mi piace farla bene.

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