Luci e città (o forse il contrario) – Venticinquesima parte

di cristinadellamore

(Qui la parte precedente, per chi se la fosse persa)

Dunque, dopo i convenevoli di rito come dicono i cronisti sportivi all’inizio dei collegamenti per le partite di calcio, hanno cominciato a parlare di lavoro; la nostra nuova e sorridente amica, evidentemente affascinata da lei, cosa che non mi sorprende, si occupa di servizi internet, lavora da casa e cura l’immagine social di un bel gruppo di piccole celebrità locali, lavoro impegnativo ma divertente, mi viene da pensare mentre ascolto interessata, e chissà quanto remunerativo. Probabilmente abbastanza, stasera la francesina è elegantissima ed esibisce una borsetta di quelle che io posso solo sognare: roba a cinque zeri, con lista di attesa e magari devi fare anche un pompino al direttore del negozio per avere il privilegio di spendere tutti quei soldi.


Comunque ascolto con interesse: la faccenda del social media manager è una di quelle che in ufficio abbiamo in sospeso, avevo l’idea di proporre al direttore generale e poi, magari, alla Pédégé di aumentare la gamma di servizi che offriamo ai clienti piccoli e medi, e c’era anche quella; man mano che Geneviéve parla mi viene addirittura voglia di prendere appunti e riesco anche ad infilare un paio di domande che mi sembrano se non intelligenti almeno sensate; sì, perché lei si è, come al solito, impossessata del mio corpo e mi accarezza la coscia, molto in alto, sotto la corta gonna a portafoglio e sopra l’orlo delle calze: dovrei pregarla di fermarsi almeno per cinque minuti ma è troppo bello e non riesco a rinunciarci.

Arriva la cena; lei ha ordinato anche per me senza che me ne accorgessi, ma ovviamente non importa, e ovviamente tutto è ottimo; magari pesante, è una strana zuppa che sa di cavolo e di maiale ma neanche questo importa, lei non mi accarezza più e si accontenta di premere la coscia d’acciaio contro la mia, come per ricordarmi quello che abbiamo già fatto e preannunciare ciò che faremo più tardi; insomma, diamo un po’ spettacolo a beneficio della biondina che guarda alternativamente me e lei e sorride a entrambe, prima di chiederci se siamo già sposate. Peccato, tocca spiegare, e ci penso io, che il matrimonio egualitario in Italia non esiste e che sì, volevamo fare qualcosa ma poi è passato il momento magico, la vita si è un po’ complicata e per il momento va bene così. E poi, visto che sono curiosa, non riesco a fare a meno di chiedere a Geneviéve del suo stato sentimentale, ottenendo come risposta una risatina addirittura imbarazzata: sì, insomma, messa a proprio agio da un buon bicchiere di un rosso non proprio elegante e raffinato come ci si immaginerebbe da un vino francese ma sicuramente gradevole e potente, ci spiega che al momento è l’amante quasi ufficiale di un uomo molto importante e per questo ha dovuto lasciare la sua fidanzata storica visto che in certi ambienti si sa sempre tutto di tutti. La testa mi gira un po’, e non per il vino o per le carezze di lei, ma proprio per il filo del ragionamento, che non riesco a seguire.

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