Ritorno di fiamma – Seconda parte

di cristinadellamore

Puntualissima, sullo schermo a parete compare, dopo uno sbuffo di luce, la Pédégé, inquadrata a mezzobusto, abbronzatissima e con le tette messe in evidenza da un top piccolissimo ed aderente: a occhio è al mare, da qualche parte, e buon per lei. Sorride e con il suo inimitabile accento ci augura il buongiorno; poi chiede di me, che evidentemente sono fuori del campo della videocamera. Il direttore generale addirittura si alza e mi fa mettere al suo posto: sono due o tre passi ma inciampo due volte e più che sedere collasso sulla poltrona dirigenziale. Provo a dire buongiorno a mia volta e ne viene fuori qualcosa di molto simile ad un gracidio, ho la bocca secca e sto cominciando a sudare da tutti i pori, anche quelli che non sapevo di avere, e devo resistere alla tentazione di asciugarmi i palmi delle mani sulla gonna di fresco lana, lascerei delle macchie che neanche in tintoria.

La Pédégé sorride incoraggiante e mi spiega – sì, sta parlando proprio a me – che vuole farmi i complimenti, ho raggiunto il budget con largo anticipo e sono l’unica ad esserci riuscita, gli altri commerciali arrancano con grande ritardo, e insomma con l’anno nuovo ci saranno delle novità e purtroppo vista l’aria che tira per il momento niente quotazione in Borsa, annullata nuovamente, ma ai bravi collaboratori verranno date tutte le soddisfazioni possibili.

A me sembra di essere in uno di quegli incubi in cui sai di sognare ma non riesci a svegliarti: cosa significa questa storia? Ribadisco, niente di buono, e mi impegno per esibire a mia volta un sorriso da venditrice; mi vedo nel riquadro dello schermo e mi accorgo che accidenti, assomiglio ad uno di quegli attori dei film horror in bianco e nero che piacciono tanto a lei, quello alto e magro che, nelle versioni originali, parla con accento inglese ed è in maniera impressionante alto e magro.

La Pédégé conclude preannunciandomi – sì, continua a parlare solo a me – che ci vedremo presto di persona dal momento che ha in programma di venire a Roma e mi augura una buona giornata, prima di sparire dallo schermo. A me gira la testa e fischiamo le orecchie, sento a malapena il direttore generale che mi ordina di considerare riservata questa conversazione e mi congeda con il solito distacco. Barcollando esco senza salutare e mi rifugio in bagno.

So cosa devo fare: prima vomitare l’aperitivo, poi mettere dentro il vibratore a conchiglia, sono sicura che tutto sarà una questione di cinque minuti. E poi, al diavolo il lavoro, me ne posso tornare a casa.