Ritorno di fiamma – Prima parte

di cristinadellamore

Dunque, ho portato il mio team al bar qui sotto ed offerto l’aperitivo, approfittando che, lavoro a distanza o meno, oggi ci siamo tutti e l’amministrativa part time ci ha portato un’ottima notizia: abbiamo raggiunto l’obbiettivo fissato per la fine dell’anno addirittura in anticipo. Domanda: mi fido abbastanza di questa ragazza per andare a fare la ruota dal direttore generale? Meglio di no, anche se ho imparato a fidarmi dei miei collaboratori, il venditore si è comportato benissimo dopo un inizio complicato, il nerd ha dimostrato di conoscere l’italiano e mi corregge le schede dei prodotti per renderle comprensibili, l’amministrativa part time lavora da casa quattro giorni su cinque e rende quasi quanto il buon vecchio ragioniere ormai pensionato col retributivo; meglio di no perché ho orecchiato qualcosa dagli altri venditori, quelli che non lavorano in team, e sono quasi certa che sono molto ma molto indietro sul budget.

Intanto brindiamo, e accidenti a loro, mi chiedo come facciano tutti a carburarsi a negroni a metà giornata, solo io mi accontento di un aperol spritz molto annacquato. Io dovrò mangiare qualcosa in più della frutta che ho nel cassetto, altrimenti rischio di far saltare l’eventuale etilometro, da come già mi gira la testa.

Quindi è deciso, visto che siamo qui si mangia anche, ed io sto finalmente addentando un robusto triangolo di pizza bianca farcita con la mortadella – un peccato di gola necessario – quando vengo interrotta dall’imperioso squillo del telefono aziendale. Rispondo deglutendo in un colpo solo il boccone e ne viene fuori una specie di grugnito, pessima idea perché dall’altra parte c’è il direttore generale in persona, che non mi ha fatto chiamare dal segretario/receptionist/factotum: deve avere fretta o essere molto incazzato, o entrambe le cose, e insomma sono convocata immediatamente per una importantissima riunione.

In genere quando fa così il direttore generale ti vuole fare un cazziatone da levarti la pelle; a me non è mai capitato ma l’ho sentito raccontare e l’ho anche visto una volta e mi è bastato. Dopo aver lasciato cinquanta euro sul tavolo – e spero che bastino – mi faccio un rapido esame di coscienza nell’ascensore che arranca fino al mio piano e poi nel corridoio dell’ufficio; non c’è tempo per una sosta in bagno di cui avrei davvero bisogno, per lavarmi la faccia e ripassare almeno il rossetto, anche perché il segretario/receptionist/factotum mi ha visto arrivare e mi fa segno di entrare nel sancta sanctorum. Dove è schierata tutta la prima linea dirigenziale, oltre al direttore generale c’è quello amministrativo con il direttore commerciale; in un angolo, con la faccia di uno che vorrebbe essere da un’altra parte, anche il direttore tecnico. Allora è una cosa ancora più grave, penso in un lampo, e mi accorgo di essere diventata rossa in faccia, pessima cosa, lei dice sempre che mi dà l’immagine di una colpevole.

Il direttore generale mi fa segno di mettermi a sedere senza guardarmi in faccia, continua a non guardarmi in faccia dicendomi che tra un minuto c’è la videoconferenza con la Pédégé e poi si immerge nella lettura di un foglio che, mi sembra di capirlo da qui, è uno dei report strategici delle vendite, quelli riservati ai pezzi grossi e che noi inferiori non possiamo vedere.