Luci e città (o forse il contrario) – Dodicesima parte

di cristinadellamore

“Hai imparato la lezione, amore? Adesso è il momento che tu faccia qualcosa per me”. Sono pronta, prontissima. Sempre tenendomi le dita dentro, lei tira il mio corpo verso il basso. Vuole che mi inginocchi e lo faccio, con le gambe che tremano; mi sento meglio per un attimo, poi mi sento peggio, lei ha tolto le dita, non mi penetra più e improvvisamente provo un vuoto totale, una sensazione di inutilità.

“Vieni più vicina, amore, e comincia a darti da fare”. Lei allarga appena le cosce di seta e mostra che non si è ancora liberata dello strapon: è quello nuovo, vibrante e senza cinghie, che ora punta in basso, motivo per cui non me ne ero accorta. So quello che devo fare e comincio a coccolarlo con le labbra, fino a sentire i sapori mischiati, il mio e quello di lei. Molto lentamente provo ad alzare un po’ la testa e sì, la cosa funziona, il giocattolo segue il movimento senza uscire da lei e finalmente punta orgoglioso verso l’alto.

“Bravissima, amore. Adesso accomodati e comincia a muoverti come sai fare”. Mi seggo su di lei e mi impalo fino in fondo, lei mi tiene stretta e mi bacia e intanto ha fatto partire la vibrazione dello strapon mentre io comincio ad alzarmi ed abbassarmi cercando di prendere il ritmo. Lei continua a baciarmi e mi tiene stretta per i fianchi, le dita di acciaio di lei mi danno sicurezza e mi muovo ancora più in fretta; lei sente il mio respiro che accelera come io sento il suo, e coglie il momento perfetto per infilarmi un dito nel culo, soffochiamo una sulla bocca dell’altra la risata di gioia di lei ed il mio gemito di piacere.

“Devi tagliarti le unghie, amore, ma non subito. Sai, è stato bellissimo”, mi dice poi lei quando, abbracciate nel letto, stiamo già prendendo sonno. Sì, è vero: ho fatto in tempo a vedere la schiena di lei, i graffi con qualche goccia di sangue, ed a baciarli. Colpa sua, mi è piaciuto tutto e troppo, e non vedo l’ora di rifarlo, magari con addosso la biancheria nuova che non ho avuto il tempo ed il modo di indossare dopo che lei me la ha fatto togliere. Mi addormento con questo pensiero in testa e la mano di lei stretta sul seno, come se avesse paura di lasciarmi scappare.

Voglio svegliarmi per prima ma non ci riesco, quando apro gli occhi lei è già in piedi e, purtroppo, perfettamente vestita; mi sorride e mi guarda come fa sempre lei quando mi alzo e scappo in bagno. Lei adora vedermi nuda, io adoro come lei mi guarda quando sono nuda, insomma è la mattinata perfetta, manca solo che mi aiuti sotto la doccia. La invito con un’occhiata dopo aver riaperto la porta e lei mi raggiunge ma si tiene a distanza di sicurezza.

“So che sei delusa, amore, ma dovresti fare in fretta”, e mi regala solo un affettuoso sculaccione, come per verificare la consistenza del mio culetto e la situazione dopo la punizione di ieri sera. Mi accorgo che è più che soddisfatta della mia reazione e decido che prima di stasera troverò il tempo per una sveltina. Lei continua ad ammirarmi mentre faccio la doccia e poi mentre mi vesto: mi ha fatto trovare il completino di ieri e quindi lo indosso muovendomi forse un po’ troppo, come mi contorco più del necessario per entrare nei vecchi jeans e nella felpa scolorita. E sia, oggi sono la ragazzina un po’ neghittosa portata in giro dalla mamma, mi sembra di capire: abbiamo già fatto questo gioco, perché no?