Città e luci (o forse il contrario) – Nona parte

di cristinadellamore

“Visto, amore? Possiamo andare, adesso”. Lei mi lascia, io mi raddrizzo e mi volto, la gonna ritorna al suo posto, più o meno, ed anche lei si è immediatamente ricomposta e mi chiedo come abbia fatto a far sparire lo strapon così rapidamente. Mi tende la mano, so cosa vuol dire, vuole le mie mutandine, le bacia e le infila nella borsetta.

“Te le restituisco in albergo, amore, voglio godermele con più calma”. Non mi guardo neanche allo specchio, esco e stavolta faccio strada a lei su per le scale e finalmente arriviamo al tavolo assieme ai camerieri che ci servono il fumante filetto di manzo che sembra un sampietrino e ci riempiono i bicchieri con un rosso che, all’assaggio, è più da masticare che da bere. Lei sorride, mi incoraggia e dà il buon esempio mangiando di ottimo appetito; io mi sento strana, credo di avere ancora gli occhi arrossati e lo stomaco mi va su e giù, altro che mangiare.

“Non fare la schizzinosa, amore: ho prenotato qui anche per domani sera”. Lei sorride compunta e intanto mi fa piedino sotto il tavolo, e questo basta a tranquillizzarmi dopo un piacere troppo frettoloso e quasi meccanico, del quale mi sono subito pentita perché l’ho raggiunto mentre pensavo a tutt’altro. Mangio ed intreccio le gambe con quelle di lei, aiutata dal tavolino davvero piccolo; il locale è pieno e mi chiedo da quanto tempo lei ha preparato questa sorpresa per me, che poi è un altro piccolo ma importante esorcismo.

Svuotiamo la bottiglia e intanto lei mi racconta per sommi capi la lunga e noiosissima riunione cui ha partecipato ed io ascolto, gli occhi fissi sulle labbra sottili di lei che non vedo l’ora di baciare. Sull’ultimo sorso, penso che ho dimenticato di raccontare della mia conquista; poco male, potrò farlo quando saremo arrivate in albergo, penso, e comunque quando mi alzo mi gira un po’ la testa: ho bevuto troppo, temo.

Mi appoggio a lei che fa un cenno imperioso e, immediatamente, una berlina nera si ferma davanti a noi; forse è uno spreco, magari due passi mi avrebbero fatto bene, ma non mi oppongo perché intanto lei mi ha finalmente baciata ed il divano della macchina, nella luce un po’ falsa dei lampioni, sembra molto ampio e comodo.

“Non è proprio dietro l’angolo, amore. Ci vorrà un po’ prima di arrivare in albergo”. Lei si accomoda accanto a me e mi prende una mano, la porta alle labbra e depone un bacio sul palmo; io mi scaldo di nuovo, lei sa benissimo come reagisco in questi casi e provo a spostarmi per abbracciarla. Sono bloccata da una frase pronunciata dall’autista, che lei mi traduce: devo mettere la cintura di sicurezza, mi accorgo che lei lo ha già fatto e la imito come posso, pensando a cosa farei molto volentieri durante questo viaggio per le strade di Parigi.

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