Ricerche e motori

di cristinadellamore

Allora, questo cliente in teoria dovrei conoscerlo, due anni fa gli ho venduto il gestionale per lo studio legale e l’anno scorso ho provato a fargli comprare la nuova versione ma non ci sono riuscita. Adesso addirittura ci ha cercati lui e lo riceviamo in pompa magna, io in alta uniforme da venditrice con il tailleur più stretto che ho, il nerd elegantissimo, giacca, cravatta e barba fatta. Abbiamo prenotato il salotto delle riunioni e, puntuale come la morte, si presenta il centralinista/receptionist/factotum con il caffè subito dopo i saluti.

Però io più guardo questo cliente, meno me lo ricordo: d’accordo, è un tipo assolutamente normale, nessun segno particolare, nei romanzi di spionaggio del padre di lei sarebbe stato descritto come la perfetta spia, lo guardi e te lo dimentichi due minuti dopo. Almeno è vestito correttamente in blu, con una camicia stirata ed una cravatta dall’aspetto costoso, e si esprime in ottimo italiano: ci chiede un programma di archivio, e con l’occasione se abbiamo un aggiornamento del gestionale perché ha problemi di fatturazione.

Io ho studiato, in vista di questa chiacchierata, e snocciolo a memoria l’offerta speciale, gli diamo anche le app per i telefonini degli avvocati per lavorare in tempo reale anche quando sono in tribunale, magari per registrare come è andata l’udienza e prendere nota della data della prossima – insomma, addio alle ingombranti agende – prima passare la palla al nerd che comincia a spiegare la parte tecnica con termini quasi comprensibili. Evviva!

Io intanto mi distraggo un po’ e continuo a studiare il cliente; niente da fare, non credo di averlo mai visto in vita mia. Per fortuna stamattina il caffè è buono, così approfitto dello show del nerd per berlo in tutta tranquillità. Sarebbe gradito magari un cornetto, oggi mi si prepara una giornata lunga e pesante, ma non si può avere tutto, magari mi premierò più tardi, tra un appuntamento e l’altro, in qualche bar del centro. E poi stasera cucina lei e mi ha ordinato di essere a casa non più tardi delle sette. Non per la cena, immagino voglia farmi una sorpresa di altro genere.

Penso a lei in cucina, magari solo con un grembiule allacciato intorno alla vita sottile, il nodo che mette in evidenza il culo alto e sodo e mi distraggo. Devo fare uno sforzo per essere di nuovo presente quando mi accorgo di un improvviso silenzio. Perché il nerd ha finito con la sua spiegazione più tecnica ed il cliente si è rivolto a me per farmi una domanda che ho appena percepito con un angolo del cervello, con tutto il resto immaginavo di infilare la lingua nel culo di lei e ringraziarla così di esistere, e questa sarà la prima cosa da fare non appena torno a casa.

Fortunatamente posso andare con il pilota automatico: si parla di soldi a questo punto, in genere, e sì, la domanda è stata proprio quella tradizionale, prevista e prevedibile, ovvero “quanto mi costa”. Il nerd sorride a sua volta, è decisamente migliorato nei rapporti interpersonali e davvero ho una gran voglia di conoscere la sua ragazza: di solito resta con un orribile ghigno incazzato mentre io parlo di fatture, pagamenti a sessanta giorni o di rate mensili, una specie di abbonamento. Il cliente annuisce mentre espongo tutto quello che possiamo fare per venirgli incontro, tenendo da ultimo l’arma da fine del mondo, ogni fine anno gli scontiamo con nota di credito una parte del prezzo se è stato in regola con i pagamenti, una specie di premio fedeltà che cresce con il passare degli anni in cui rimane nostro cliente. Si tratta di una piccola leva di marketing che, modestamente, ho suggerito io e che sta funzionando e ci costa meno di quello che ci si può aspettare visto che l’idea è che ogni sei o sette mesi chiamiamo i clienti fidelizzati, proponiamo qualcosa di nuovo e lo sconto riparte da zero.

Il cliente finalmente dice di sì, e poi aggiunge che l’altra volta che ci siamo incontrati ero diversa, gli ero sembrata meno preparata e propositiva; mi chiede anche scusa, accidenti, ha proprio una educazione di altri tempi. Si merita un sorriso, e basta: non posso certamente dirgli che la mia crescita dipende da lei, che è sempre con me, anche in questo momento, perché dentro ho il vibratore che mi ha regalato e che, non appena ci saluteremo, accenderò con il piccolo telecomando che tengo tra i fogli appoggiati sul tavolo davanti a me.

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