Inganni

di cristinadellamore

Visto che è una bella giornata mi avvio con lo scooter per un viaggio un po’ più lungo del solito, mezzo giro del raccordo e poi via per una consolare. Ci vorrà un’oretta, poi tornerò in ufficio ma non me ne importa, quindi giubbotto di pelle, jeans e stivaletti. Lei mi ha regalato addirittura le ginocchiere protettive e mi ha detto che mi stanno benissimo, ma non è proprio un giudizio affidabile, lo ha detto l’unica volta che le ho messe per provarle e non portavo altro. Fa caldo ma il raccordo mi spaventa un po’, quindi ho messo anche i guanti con le protezioni e guido con la massima prudenza. Nel senso che lo scooter, dopo i problemi della scorso primavera, con trasmissione e variatore nuovi, sembra conoscere una seconda giovinezza, ma non me la sento di correre e tengo sempre un occhio preoccupato agli specchietti, e già un paio di volte mi sono trovata a sbandare per lo spostamento d’aria di qualche camion che mi è passato troppo vicino.

Bene, esco dal raccordo ed il viaggio diventa più semplice, addirittura rimpiango, sulla statale prima, la provinciale poi, di non aver potuto prendere la Ural, ma oggi lei andava a studio ed ha portato anche la cugina, ed anzi, mi ha promesso di arrivare per prima a casa e preparare una cena adatta alla stagione; no, perché nonostante il sole che c’è anche oggi, le giornate si stanno accorciando, e la mattina presto e la sera al tramonto, quando andiamo a correre, fa quasi freddo.

Mi distraggo pensando a lei in maglietta e calzamaglia aderente e quasi perdo lo svincolo, mi hanno spiegato che devo lasciare la statale per una provinciale ed ho anche controllato sul navigatore ed eccomi qui che rischio di tirare dritto; a mia parziale discolpa posso dire che sono due giorni che non faccio l’amore e che mi sento terribilmente calda ed eccitata. Stasera assolutamente, decido schivando una buca e riducendo l’andatura per adeguarmi ai limiti di velocità, inchiodo lei al materasso e recupero tutto l’arretrato con gli interessi. Anzi, comincio non appena arrivo a casa, ancora sudata ed impolverata, a lei piace tantissimo, ed anche a me.

Arrivo a destinazione, che poi è un centro commerciale: mi sembra piccolino, ma per il posto in cui lo hanno costruito probabilmente è enorme. Enorme e vuoto, ma dipenderà probabilmente dal giorno e dall’ora, c’è un po’ di movimento solo nell’ipermercato all’ingresso, salgo la scala mobile, faccio una tappa in bagno e mi aggiro per i corridoi del piano superiore senza incontrare anima viva, anche se i negozi sono aperti. Ce ne sono molti chiusi, in realtà, i locali sembrano vuoti. Mi annuncio con una telefonata ed un robusto esemplare di maschio mi viene incontro, sorriso e mano tesa.

Vediamo, è più alto di me ma questo vuol dire poco, oggi porto si e no quattro centimetri di tacco, una maglietta nera aderente mette in evidenza le spalle larghe il doppio delle mie ed il collo largo quanto le mie spalle, cranio rasato di fresco, abbronzatura e tatuaggi di ogni tipo; mi sembra di riconoscere anche una croce celtica che mi fa immediatamente accendere tutti i segnali di allarme possibile, ed è il gestore di una futura erboristeria. Dico futura perché è tutto chiuso, al posto delle vetrine pannelli di cartongesso e insomma mi fa un po’ paura l’idea di entrarci da sola con questo energumeno.

Paura io? Raddrizzo le spalle, alzo la testa ed entro. Dunque, dentro c’è una ragazza piccola e magra, i capelli biondi tagliati corti, che smette di martellare su un portatile e mi guarda con due occhioni azzurri sgranati, ed è tutto lo staff. Ci sono scatoloni di cartone un po’ dappertutto, ma mi dice l’energumeno che entro domenica apriranno, e non hanno bisogno di aiuto, fanno tutto da soli, montare gli scaffali, mettere le luci giuste, esporre la merce. Hanno bisogno del sistema base per il negozio, anche perché buona parte dei prodotti se li fanno in casa.

La biondina, chiamata in qualche modo in causa, mi spiega che ci pensa lei, che coltiva e raccoglie la materia prima per la linea di prodotti che porta il marchio del negozio e che vorrebbero vendere a peso d’oro e sulla quale si reggono le speranze di successo di questa attività. D’accordo, dico, vi prenderò solo qualche minuto visto che avete da fare, quindi accendo il mio laptop e faccio partire la dimostrazione. La biondina mi ferma con un gesto educato, dice che conosce i nostri prodotti perché li usava dove lavorava prima, fa il nome e resto sorpresa, quello era un punto vendita di una piccola catena di supermercati, un mio bel successo che dura ancora visto che sono ancora nostri clienti: non è che ha bisogno di qualcosa di così grosso? E, se lo vuole, come fa a pagarlo?

Ce la fa, alla fine la biondina confessa che i supermercati sono suoi e che l’energumeno è il marito, sono vegani e seguaci della Wicca, e insomma non dovrei proprio fermarmi alle apparenze, come dice sempre lei. Per punizione, niente pranzo oggi, visto che l’incontro si è prolungato parecchio e si è concluso con un invito all’azienda agricola dove producono le materie prima e le trasformano. Magari vogliono informatizzare anche quella, perché no?

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