Città e luci (o forse il contrario) – Sesta parte

di cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

Sì, perché non troppo lontano da qui c’è una boutique di Agent Provocateur: lingerie che costa un botto ma per una volta voglio permettermela e farmi spogliare da lei, stasera. Certo, una volta lì dentro divento quasi pazza e non vorrei più uscire. Mi piacerebbe provare tutto, e per una volta la lingua non è una barriera: la commessa è giovane, gentilissima e simpatica, forse un po’ troppo magra per essere vera, ovviamente mi incoraggia e mi rendo conto che se davvero comprassi tutto quello che mi è piaciuto ed ho provato non mi basterebbe un intero stipendio. Mi accontento di reggiseno e mutandine, scelgo il completino che mi sembra mi stia meglio e dopo un attimo di ripensamento aggiungo anche il reggicalze e le calze velatissime con la riga: fa ancora caldo ma potrò indossarli più avanti nella stagione. Ho scelto anche perché la commessa ha sempre detto – o meglio indicato – che tutto quello che provavo mi stava d’incanto, ma per questi, che poi ho tenuto addosso, ha avuto addirittura un luccichio negli occhi castani che un po’ mi hanno ricordato quelli di lei quando mi guarda un istante prima di saltarmi addosso.

Visto che sono molto più povera di un’ora fa decido di risparmiare: niente panino in posti suggestivi, anche se il locale davanti al quale sono passata prima è davvero invitante, ma una bella passeggiata lungo la Senna, e magari di buon passo. Mi guardo attorno come faccio spesso, e lei qualche volta mi chiede cosa può esserci di tanto interessante: stavolta sì, è interessante, una città completamente nuova, con spazi diversi e gente diversa. E non sono turisti come me, quelli che affollano i vicoli del nostro centro storico e li rendono invivibili – ed io ogni volta che ci devo andare per lavoro trattengo a malapena orribili bestemmioni – ma gente che qui ci vive e ci lavora.

Mi incanto a guardare una strana coppia in una strana uniforme, non credo che siano flic visto che non hanno il tipico berretto cilindrico: una ragazza piccola e sottile dai lineamenti orientali ed un uomo grande e grosso nero come il carbone. Vengono verso di me sorridendo, e quando li incrocio mi accorgo che portano grossi zaini squadrati, tipo quelli che ho visto utilizzare anche da noi per la consegna delle pizze; possibile che in una città enorme come questa si facciano anche consegne a piedi? Sembra di sì. Poi c’è un’altra cosa che mi colpisce: non ci sono le auto parcheggiate una sull’altra, in ogni angolo di strada; all’inizio del viale c’è il divieto di sosta, che viene miracolosamente rispettato. Il che dà alla città un aspetto indubbiamente più gradevole ed ordinato, e consente al traffico di scorrere meglio. Insomma, dovremmo chiedere al sindaco di Parigi (poi lei mi ha detto che è una donna) qualche dritta su come far funzionare le cose.

Io comunque di un caffè, per quanto cattivo possa essere, ho bisogno: qualche passo davanti a me una biondina sottile ed elegantissima infila la porta di un locale ed io istintivamente la seguo; e mi sembra di entrare in un film in bianco e nero, di quelli che piacciono tanto a lei, mi aspetto di vedere Jean Gabin e Brigitte Bardot seduti in un angolo, insomma è un bistrot di quelli d’epoca, o magari lo scimmiotta perché è di tendenza ma non importa.

Importa che la francesina bionda si è accomodata in un angolo, ha fatto un piccolo gesto ed immediatamente è arrivato un cameriere con i baffoni bianchi per prendere l’ordinazione. D’accordo, non c’è che da fare lo stesso, ma prima voglio vedere cosa le hanno portato: perché gli altri clienti hanno davanti, a quel che posso capire, eleganti bicchieri alti e slanciati colmi di birra spumeggiante e per me no, grazie, o almeno non a digiuno.

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