Cene e lavoro – Terza parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

Mi chiedo se ho passato l’esame o, almeno, se sto andando bene. Poi lei preme un po’ di più il piedino sul mio e smetto almeno per il momento di pensarci; mi prendo il lusso, in qualche istante, di pensare a lei che mi prende così, io sono sul tappeto, supina, e ricevo tutto il piede di lei che mi riempie e mi fa urlare. Lei sta descrivendo la casa al paesino lucano, a beneficio della bionda tinta, ma mi guarda negli occhi, capisce tutto e fa un piccolo cenno col mento: so cosa significa, vuol dire che dovrò meritarmelo e quindi prima mi prosternerò per lei, la faccia a terra, il culo esposto, perché possa sodomizzarmi con gentile fermezza con lo stiletto da dodici centimetri delle Chanel preferite. Affare fatto.


La riccia canuta mi richiama in qualche modo all’ordine, chiedendomi se c’è qualcosa che non va, ma soprattutto fissandomi con due occhi penetranti; ha uno sguardo molto simile a quello di lei, ed è come se stesse cercando di leggere i miei pensieri. Io cerco di assumere una espressione educatamente interessata e provo a parlare delle vacanze: voglio dire, non mi sembra sia incluso nell’elenco dei comportamenti socialmente accettabili avere un orgasmo quando si è a tavola con ospiti di riguardo ma se continuo a pensare a quello che lei mi farà più tardi non potrò evitare di venire qui dove sono.

Comunque, mentre lei continua a coccolarmi a distanza riesco a spiegare alla riccia canuta che davvero adoro la Basilicata ed a darne anche qualche motivo accettabile; alla rinfusa, Matera che sarà città europea della cultura a due passi e lei mi a promesso che ci andremo, il mare di Maratea e quello di Metaponto con annessi scavi della colonia greca – e lì ci siamo già state – per non parlare di Venosa col suo parco archeologico. E poi la natura, le Dolomiti Lucane ed alcuni borghi affascinanti, e la cucina. Alla fine ho di nuovo messo sotto controllo il mio corpo e mi sono fermata un attimo prima di invitare questo avvocato dallo sguardo penetrante e dall’intelligenza acuta per un week end da noi.

Lei se ne è certamente accorta e mi scocca un’occhiata delle sue e contemporaneamente mi punisce allontanando il piedino dal mio. E’ il momento di tornare ad essere la mogliettina anni ’50 e so quello che devo fare, lei me lo ha spiegato; chiedo alle ospiti se gradiscono il caffè e conosco già la risposta: è un sì.

Qui forse ci vuole una spiegazione. Un buon avvocato, mi ha spiegato lei, non fa mai una domanda senza sapere in anticipo la risposta: vale ovviamente quando interroga un testimone in udienza ma anche nella vita reale, almeno secondo lei. L’idea è che io me ne vado vado a preparare il caffè in cucina e lei introduce l’argomento delicato, ovvero il potenziale nuovo socio dello studio.