Contratti

di cristinadellamore

La vecchia offerta che utilizzo sul telefonino personale e che sembrava così conveniente non ha resistito all’arrivo sul mercato della compagnia low cost ed alle controofferte delle altre. Non solo, daun po’ di tempo a questa parte il servizio è peggiorato, manca spesso la copertura voce e quella dati sembra essere diventata più lenta. E così, approfittando di una giornata tranquilla, quasi un anticipazione delle ferie agostane, ho dedicato l’ora di pranzo ad un giro nei negozi di telefonia.

La cosa più difficile è stata resistere alla tentazione di prendere un telefonino nuovo, in realtà; alla seconda tappa ho trovato quello che cercavo, e cioè più minuti, più giga e meno costi: mancano i messaggini ma con tanto internet posso usare Whatsapp senza rimorsi. Il contratto e’ dematerializzato, mi hanno fatto firmare con una penna senza punta su uno schermo, e mi hanno assicurato che lo avrei trovato in serata nella mia posta elettronica. Infatti a sera, con la cugina di corvée per la cena e lei che mi massaggia le spalle dopo la corsa e la doccia, consulto la posta e trovo il messaggio.

Leggere i contratti, se non sei un avvocato come lei, e’ noiosissimo, ma questo per fortuna è breve, due paginette costellate di piccole cattiverie nei confronti dei clienti, come la rinuncia al diritto di recesso se ritiri la sim; secondo allegato, le condizioni economiche, ed ecco la sorpresa. In aggiunta ai minuti ed ai giga, compare il roaming internazionale extra UE, come se io dovessi andare in Albania ed attaccarmi al telefono, ed una specie di assicurazione per la navigazione in rete (o forse è un antivirus) che costa un euro al mese ed i primi due mesi sono in omaggio.

Ci rimango male. No, in realtà mi incazzo proprio: io, la commerciale aggressiva e rampante fregata come una pollastrella appena uscita dall’uovo. Lei se ne accorge, come sempre, e non perché mi sono irrigidita sulla poltrona, e’ qualcosa che va oltre il contratto fisico, e’ come se mi leggesse nel pensiero.

“Rilassati, amore. E’ sicuramente qualcosa che possiamo risolvere”, mi dice continuando a massaggiarmi. Spero proprio di si, mi dico, e cerco di spiegarmi concisamente e con la massima chiarezza, come dovrebbe fare un cliente fiducioso davanti al proprio avvocato. Magari l’avvocato in genere non ti accarezza le tette mentre gli spieghi il tuo problema, ma questo è il vantaggio di averne uno in famiglia. Spiego, e mentre parlo mi scarico anche perché le carezze di lei si fanno via via più sapienti e precise. Quando finisco sento un piacevole calore tra le gambe, che ben si sposa con il pizzicore ai capezzoli che sento sporgere e puntare contro la maglietta di cotone e insomma, al telefonino non ci penso più; penso invece a come posso convincere lei ad inginocchiarsi davanti a me per una sveltina prima di cena: l’unica cosa che mi viene in mente è allargare le ginocchia, magari può bastare.

“Dopo, amore. Adesso ascolta il consiglio dell’avvocato”, mi rimprovera gentilmente lei. “Domani mattina ritorni li e ti fai spiegare bene come si eliminano questi servizi che non vuoi. Io invece faccio una bella segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato”. Per come lo dice mi sembra di sentire le maiuscole e ci devo pensare un attimo prima di capire che sta parlando dell’Antitrust, come viene chiamata in genere.

“Poi, amore, dovrai decidere se preferisci cambiare di nuovo gestore”, conclude lei e sottolinea la frase strizzando gentilmente i capezzoli. Contemporaneamente e con la stessa misurata determinazione: così io spalanco la bocca, stringo le gambe e vengo con un sospiro, proprio mentre la cugina ci avverte che è pronto, e improvvisamente mi è scoppiata una fame da lupi.