Tentativi

di cristinadellamore

Sono alle prese con la registrazione dell’ultimo contatto e cerco di inghiottire l’incazzatura dovuta alla mancata conclusione quando prende a vibrare il mio telefonino personale: lo ho dimenticato acceso quando sono rientrata in ufficio e già questo mi garantirebbe un provvedimento disciplinare. Non rispondo, vedo che è la cugina e la richiamo con quello aziendale digitando il codice delle chiamate personali e così mi beccherò solo l’addebito della chiamata.

Dunque, la cugina si scusa del disturbo, chiama me perché lei è in riunione da controparte e non può essere raggiunta e insomma, vuole avvertire che stasera non rientra per cena e farà tardi. Poteva limitarsi a mandare un messaggino, vuol dire che ha bisogno di parlare e di essere rassicurata, ed io faccio del mio meglio.

Un invito a cena il venerdì sera dopo l’ufficio può voler dire tutto e niente: dipende da come lo affronta. Mi limito a chiedere se lo conosco (la risposta è no), ad augurarle buona fortuna e ad ammonirla di non fare niente che io non farei, strappandole una risatina un po’ forzata e la promessa di raccontarmi tutto domani. E ora che ci penso, la cugina se lo aspettava ed era preparata – depilazione, profumo, biancheria coordinata – o e’ stata una cosa d’impulso? Domanda interessante che mi rigiro nel cervello per un po’, fino al momento di spegnere tutto.

A quell punto mi viene in mente che stasera avrò una serata intima con lei, e questo è un effetto collaterale davvero gradito; per la cena decido di investire una quarantina di eurucci in prelibatezze di un alimentari di qualità che trovo sulla strada di casa e visto che sono in vena faccio acquisti anche per il dopocena qualche chilometro più avanti, in un negozio di lingerie dai prezzi mozzafiato. Pregusto l’effetto che mi faranno addosso durante gli ultimi chilometri fino a casa, cui fortunatamente arrivo per prima ed ho il tempo di preparare tutto, doccia per me compresa.

“Sono a casa, amore!”, lei lo dice con tutto l’entusiasmo del caso e mi rendo conto che la cugina ha almeno mandato un messaggio anche a lei. Sono felice di vedere che gli occhi di lei si spalancano quando mi vede nel vestitino estivo di parecchi anni fa molto anni ’60; disposta a soffrire un po’ il caldo, ho messo anche gli stivali dal tacco un po’ più largo di quanto mi piaccia di solito: piacciono a lei e questo mi basta.

Lei mi bacia più gentilmente del solito, ha notato il rossetto e non vuole rovinarlo, almeno non subito; in compenso mi abbraccia con foga, una mano sul culo e l’altra a stringere le tette, e per un istante non ho voglia di staccarmi da lei. Ci riesco con un certo sforzo e come devo passo ad aiutare lei a liberarsi di borsa e borsetta e mi accorgo che il tailleur pantalone di lino nero è meravigliosamente stazzonato: ha davvero avuto una giornata pesante.

Lei si volta sulla soglia della nostra stanza da letto e deve leggere qualcosa dentro di me perché mi sorride e mi dice: “Amore, ci metto un secondo, ho una fame da lupo”, e finalmente si chiude la porta alle spalle. Con le mani che mi tremano un po’ stappo la bottiglia di bianco ben freddo e mi trovo lei davanti. Ha addosso solo la giacca del tailleur ed ha sostituito le chanel da ufficio con gli stivali che non sono fatti per camminare.

“Sei troppo vestita, amore, per il caldo di stasera. Girati, ti aiuto io”, mi dice. Io obbedisco e lei mi spoglia lentamente. Non la guardo ma la sento, e la sento sobbalzare: sì, la biancheria ha fatto effetto, è viola, in tinta con i miei occhi, e non potete capire la fatica che ho fatto per trovare il colore giusto.

“Andiamo a tavola, amore, stai benissimo così”, e mi incoraggia con un affettuoso sculaccione. Mi aspettavo anche questo, il perizoma sembra fatto apposta.