Scommesse

di cristinadellamore

“Ci piace sempre, quando ci fanno i complimenti”. Lei, con un calice negligentemente tenuto tra le dita sottili, tiene tutte noi in sospeso, a pendere dalle sue labbra. Per questo week end più lungo siamo tutte nella zona più pregiata del litorale romano, nella villona dell’amica mora e riccioluta, ricca di famiglia anzichenò, ed io sono quasi con i piedini a mollo nel Tirreno, visto che siedo proprio in fondo su questa veranda palesemente abusiva. Ci rinfreschiamo dopo una giornata di sole, lei ed io ci siamo meritate i complimenti per l’abbronzatura integrale ed aspettiamo il tardivo tramonto per metterci a tavola; io sto benissimo, guardo lei in maglietta aderente e calzoncini e più che rinfrescarmi, sotto il camicione di lino bianco che ho stretto alla vita con un foulard nei toni del blu in tinta con i miei capelli, mi riscaldo sempre di più.

“Quindi, quale è stato il complimento più gradito che ci hanno mai fatto dopo? E quello più strano?”. Lei sorride, rivolta esclusivamente a me, e poi piega le labbra come per darmi un bacio. Quasi non ascolto la prima risposta, della rossa dalle grandi tette: sono distratta perché la stanzetta che la padrona di casa ci ha assegnato da proprio sulla spiaggia e sto cercando una buona ragione per convincere lei, stanotte, ad uscire e fare l’amore sulla battigia, un mio vecchio sogno da tanto tempo.

Lei mi sorride di nuovo e mi fa cenno di stare attenta, e intanto la biondina magra come un chiodo, e che non mi è molto simpatica perché ha una laurea, due o tre master e parla tre o quattro lingue e lo ripete in ogni circostanza possibile ed immaginabile; in altri tempi le avrei chiesto come mai lavora in una piccolissima casa editrice invece di essere a Londra, New York o chissà dove a guadagnare miliardi me lei mi ha insegnato ad evitare se possibile le polemiche. Dunque, la biondina, infilando parole inglesi, francesi e tedesche in una frase di due minuti, racconta che alla fine, una volta a Belgrado il partner le disse che faceva l’amore come una Serba. Risatine perplesse, e qualcuna che aggiunge che sì, da quelle parte sono parecchio nazionalisti ma meglio così che ammazzare i bosniaci.

Tocca a lei, che si sporge per riempirmi il bicchiere di un vino bianco frizzante che va giù come l’acqua ma che so per esperienza essere traditore, quindi mi limito a bagnarmi le labbra e mi rendo conto che non ho messo nemmeno il rossetto, dovrò trovare il modo di farlo prima di cena. E lei racconta diffusamente di una coppia di francesi con la quale si intratteneva durante una stagione a Parigi ed io sento un altro crampo al muscolo della gelosia, anche se è una storia che conosco e che è avvenuta quando lei si era appena diplomata ed io ero poco più che una bambina.

“Dunque, prima si vergognavano di dirmi che volevano venire a letto con me assieme, e dopo la ragazza, meravigliatissima, mi disse che non avevano niente da insegnarmi”. Risate un po’ più convinte: i francesi non stanno simpatici a nessuno, per quanto si possa amare la Francia, e mi viene in mente della volta che ci passammo un bel po’ di tempo, agli inizi del nostro rapporto, quando le cose erano più semplici: lei comandava ed io obbedivo, lei mi manteneva ed io la servivo a letto e non solo. Mi piacerebbe tornarci, come mi piacerebbe andare a Londra e lei me lo ha quasi promesso.

Mi scuoto: io sto guardando lei e mi accorgo che tutte mi guardano, è il mio turno. Bene, racconterò di quella volta che, dopo, lei mi ha chiesto se la amavo.

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