Colonne

di cristinadellamore

Lei sospira, mette in folle e frena; lo sta facendo da un buon quarto d’ora su questa benedetta strada regionale che stamattina percorriamo con la macchina della zia, finestrini sbarrati ed aria condizionata al massimo. No, non stiamo andando al mare, o almeno non alla nostra solita spiaggia, visto che siamo invitate per il fine settimana più lungo da una delle amiche di lei che ha una villa spettacolare, o almeno così mi ha detto, in una delle zone più pregiate del litorale.

L’idea di non prendere la moto per viaggiare più comodamente e portare qualche vestito in più non è stata geniale, purtroppo, ma adesso siamo in ballo e dobbiamo ballare. Intanto consulto il navigatore interattivo e scopro che ne abbiamo ancora almeno per un paio di chilometri, guarda caso fino all’uscita che in genere imbocchiamo per andare alla nostra spiaggia preferita, e che c’è un altro problema qualche chilometro più avanti. Lo riferisco a lei che si limita a sorridere; capisco cosa intende, siamo assieme e va tutto bene.

“Certo, amore, questo è uno di quei momenti in cui rimpiango di aver smesso di fumare”, dice poi conquistando altri venti metri nel traffico. Lei ha avuto bisogno del mio aiuto per riuscirci, in un weekend folle che ricordo perfettamente: ogni volta che prendeva il pacchetto di sigarette io mi avvicinavo e la baciavo.

Bene, non mi resta che farlo di nuovo, lei apprezza e ricambia e contemporaneamente prende possesso della mia carne, la consueta e meravigliosa pressione della mano di lei, forte e gentile, molto in alto sulla coscia che lo spacco della gonna rende disponibile ed accessibile.

Dobbiamo ripartire, un altro breve scatto per poi fermarci di nuovo, e lei deve rinunciare alla posizione così facilmente conquistata per manovrare la leva del cambio. Lo abbiamo già fatto in macchina, mai in un macchina in movimento; lei passa la punta della lingua sulle labbra sottili e mi pare annuisca.

Passo al contrattacco: i calzoncini di tela di lei sono meravigliosamente consumati ed aderenti e mi consentono di identificare e colpire il bersaglio con precisione chirurgica. Sono premiata subito da un piccolo gemito che quasi si perde nel rumore del traffico e nel rombo del condizionatore, quindi continuo premendo gentilmente nel punto giusto: per fortuna siamo di nuovo ferme quando passo all’affondo decisivo.

“Hai detto che c’è ancora traffico più avanti, amore, non è vero?”, mi chiede lei cambiando marcia, il suo meraviglioso sorriso sulle labbra. La bocca un po’ secca, mi limito a fare segno di si. So già che allora toccherà a me.

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