Alla fiera dell’est

di cristinadellamore

Dunque, questo cliente è tutto un programma, dai capelli biondi a spazzola agli gelidi occhi azzurri, agli alti zigomi da slavo ed alle labbra carnose sempre atteggiate ad un sorriso accattivante. Si è presentato con nome e cognome italianissimi ma parla come i russi dei film all’epoca della guerra fredda, e devo controllarmi per non chiedergli perché.

Stiamo discutendo da quasi un’ora e le cose non vanno bene; nel senso che si occupa di vacanze e tempo libero e sembra proprio che il nostro vecchio gestionale gli basti e gli avanzi. Anzi, ad un certo punto ha dichiarato che se lo cambia si rivolgerà certamente alla concorrenza, che gli ha offerto un prodotto più agile e meno caro. D’accordo, più è difficile più dà soddisfazione, e continuo a magnificare il nuovo prodotto dedicato che dialoga anche con gli applicativi dei più grandi tour operator quando mi interrompe e mi chiede se non è ora di andare a tavola. In che senso?

Indica un enorme orologio sulla parete dello studio, di quelli che andavano di moda tanti anni fa, con le indicazioni dei fusi orari di tutto il mondo, e sì, in effetti sarebbe ora di pranzo. Niente da fare, io non mi muovo da qui finché non l’ho convinto, quindi nego cercando di non pensare alle quattro albicocche che stanno certamente arrostendo sotto la sella dello scooter e che comunque sono tutto il mio pasto.

Il sorriso del cliente si allarga e senza aggiungere altro preme un tasto sul complicato telefono in un angolo della scrivania. Io continuo a parlare, ci tengo a convincerlo, mi sento in forma e sono tre giorni che non concludo una vendita: sento che questa è l’occasione buona ma poi mi distraggo perché qualcuno bussa, ed entra una bella ragazza bionda vestita da cameriera, con tanto di crestina, abituccio nero e grembiulino, reggendo un enorme vassoio che sembra anche pesante.

E infatti sopra ci sono una zuppiera fumante e due grosse scodelle, oltre a tutto il resto: posate, tovaglioli, anche un piccolo vaso con una rosa bianca; la ragazza fa addirittura una specie di inchino e deposita il tutto sul tavolo delle riunioni, proprio davanti al mio naso, e meno male che ho appena chiuso e messo da parte il computer aziendale. E a proposito di naso, proprio un bel profumino, che mi fa recedere dalla mia precedente decisione, e poi si può parlare e mangiare, no?

Insomma, è borsc, o borsch, o bortsch, o come cavolo si scrive, ed è stato un colpo basso perché per i primi cinque minuti, mentre assaporo quella cosa stranissima che sembra immersa nel sangue fresco non riesco proprio a dire niente. Dice il cliente, che mi spiega che in effetti non è proprio stagione ma di borsc, o borsch, o bortsch lui va pazzo e Galina, che poi sarebbe la ragazza bionda che ci ha serviti e che, incidentalmente, è anche la sua fidanzata e lei sì che è russa e non parla italiano, lo prepara benissimo. Interessante, questo qui fa venire la fidanzata da Mosca o da San Pietroburgo o da chissà dove e la veste da cameriera: non posso fare a meno di pensare ad un gioco erotico e sento che arrossisco, ma peggio ancora, ho perso il ritmo e sto perdendo il cliente.

Invece no: finiamo di sorbire la zuppa, la bionda, chiamata in qualche maniera misteriosa, arriva e porta via i piatti vuoti e tutto il resto, mi dedica un sorriso e mi dice che si è convinto, anche perché una bella donna che non ha paura di mangiare va rispettata ed ascoltata; gli devo spiegare daccapo l’offerta, e lui dice di sì.