Salite e discese

di cristinadellamore

Unico appuntamento di oggi, ma a casa del diavolo, tanto per cambiare. In questa zona ci sono già stata ed era un giorno di freddo e di pioggia con lei che mi ha fatto da autista ed assistente (e non solo), oggi sole e gran caldo, e allora lei mi lascia la Ural che non guido da un po’, ed io scelgo jeans, maglietta e giubbotto di pelle e completo il tutto con gli stivaletti borchiati che fanno molto biker, e non solo: a lei piacciono tantissimo e spesso finisco col restare con solo quelli addosso.

Destinazione un agriturismo un po’ nascosto nelle strade a malapena asfaltate che si arrampicano dalla valle del Tevere verso le prime colline della Sabina, ho studiato le mappe e non sono poi così entusiasta del viaggio e così ho deciso che non tornerò in ufficio, ed il pomeriggio lavorerò da casa. Dopo il mezzo giro del Raccordo ed i primi dieci chilometri di autostrada per Firenze mi faccio le congratulazioni da sola per la decisione. Non c’è tanto traffico ma, come al solito, c’è un gran casino e gente che guida in maniera assolutamente folle, due volte devo schivare il solito pazzo che cambia corsia senza guardare e segnalare e quando finalmente metto il piede a terra, al casello di uscita, sono tutta sudata, e non solo per il caldo.

Fuori dall’autostrada mi diverto di più, seconda e terza, curve e cambi di livello, ed il buon vecchio bicilindrico mi dà tutte le soddisfazioni del caso con la sua potenza ai bassi regimi indispensabile per cavarsela nel fango delle steppe russe. Insomma, arrivo puntuale e mi guardo intorno mentre mi libero del casco. Faccio appena in tempo a realizzare che il posto è più grande di quello che mi aspetto, con tre fabbricati posti a formare una grande U, un grande prato con una piscina abbastanza affollata per essere un giorno lavorativo, e che si sente già un bel profumo di cucina, che mi trovo davanti un giovanotto in camicia bianca dalle maniche negligentemente arrotolate, jeans elegantemente consunti e mocassini incredibilmente lucidi nonostante la polvere che si alza ad ogni passo, che sì, è il mio cliente.

Devo alzare la testa per guardarlo in faccia, perché sarà alto almeno uno e novanta, ma ne vale la pena: in un viso abbronzano spiccano due occhi azzurri tendenti al verde, un ciuffo di capelli biondi sulla fronte e labbra carnose appena piegate in un sorriso di benvenuto. In un lampo immagino le clienti a fare la fila per dargliela e devo dire che nemmeno io sono del tutto indifferente, sento un piccolo tuffo se non proprio al cuore un po’ più in basso.

Alla guerra come alla guerra. Abbasso la lampo del giubbotto e le tette vengono avanti in bella evidenza mentre mi sfilo dalle spalle lo zaino con la mia attrezzatura da commerciale, gli stringo la mano e devo dire a suo merito che continua a guardarmi in faccia, anche mentre mi guida attraverso il cortile e poi lungo il piano terreno. Mentre attraversiamo una bella sala da pranzo saluta tre belle ragazze che, mi spiega, sono le uniche dipendenti dell’azienda: tutto il resto è stato esternalizzato, figuriamoci.

Anche lo studio è una stanzetta buia ed un po’ umida, accendo il computer che tengo sulle ginocchia e faccio partire le dimostrazioni cominciando da quella che costa di meno: vuole un nuovo gestionale, un sito web di ultima generazione con tanto di e-commerce per i formaggi ed il miele, pagina facebook, social media manager e tutto il resto. Molto cortesemente il cliente sposta la sua sedia accanto alla mia per seguire sullo schermo quello che vado spiegando e deve essere per caso se siamo improvvisamente un po’ troppo vicini, a contatto dalla coscia alla spalla.

Parte il secondo demo e adesso siamo decisamente troppo vicini, sento addirittura il suo respiro sulla guancia. Sono a disagio soprattutto perché non mi sento a disagio, e insomma non sono indifferente al carisma di quest’uomo. Non ho idea di cosa intenda fare, e fondamentalmente nemmeno io: recito meccanicamente la mia lezioncina e accidenti se non ho mai fatto un colloquio così brutto. Sono arrivata a metà della spiegazione dell’ultima proposta, la più cara, quando alle mie spalle la porta dell’ufficio viene rumorosamente spalancata.

Una voce femminile, poi un’altra e il cliente è schizzato in piedi perché ci sono le tre ragazze che ci portano il caffè. Che poi è anche molto buono, e mi viene quasi da brindare, anche perché il cliente è ridiventato umano, tiene la sua tazzina con due dita e, dall’alto in basso, si gode il miglior panorama delle mie tette. Lo venderò, il pacchetto completo e più caro, ne sono certa.