Contraddizioni

di cristinadellamore

Lei è stesa pancia sotto sul lettino ed io la spalmo la crema solare sulla schiena: dose generosa ed alto livello di protezione per proteggere la pelle chiara che tanto bene conosco per percorrerla il più spesso possibile con le dita, le labbra e tutto il mio corpo. Quando arrivo al culetto alto e sodo, per quanto cerchi di trattenermi, le mie mani cominciano a stringere e premere con più forza. Lei volta appena la testa e mi sorride come per dirmi di avere pazienza. Certo, a casa faremo la doccia e metteremo la crema idratante, e sarà molto soddisfacente.

Ripreso il controllo ma non placata mi stendo a mia volta sul lettino e mi passo le mani ancora un po’ unte di crema sulle tette, per scoprire che sì, ho i capezzoli eretti e rigonfi come per chiedere carezze, baci e morsi. Niente da fare, almeno non subito; chiudo gli occhi e provo a pensare ad altro, ma non funziona, il sole e la brezza di mare mi fanno sempre questo effetto.

Riapro gli occhi, mi volto per guardare lei e mi trovo invece davanti una gran massa di capelli biondi accuratamente spettinati, due occhi chiari, un naso dritto e due labbra ben disegnate. Poi entrano nel mio campo visivo due tette un po’ più piccole delle mie ma incredibilmente ben fatte, orgogliosamente puntate verso l’alto. L’apparizione si sposta camminando lungo la battigia e vedo un ventre piatto ed un inguine accuratamente depilato dal quale sporgono genitali esterni indubitabilmente maschili. Altri due passi e l’apparizione mi mostra il fianco e poi un culo alto e ben tornito. Insomma, mai vista una trans così.

Accanto a lei, un uomo che potrebbe essere, più che suo padre, suo nonno, un po’ curvo, le sta molto vicino e le parla all’orecchio. La strana coppia si allontana e, nettamente, le tre belle signore quarantenni accanto a noi, che già ci hanno attentamente studiate mentre ci spogliavamo, partono con i commenti che poi si possono ridurre a due: chissà se gli funziona e mi piacerebbe provare.

“Anche tu sei curiosa, amore?”. Lei mi parla all’orecchio, sporgendosi verso di me. Naturalmente no, io appartengo a lei, e provo anche un delizioso brivido perché così come stiamo, in questo preciso momento, le tette di lei sfiorano le mie; non mi trattengo e le rubo un bacio, il che poi è la risposta migliore.

“Sai, mi sembra di conoscere quel signore, e comunque assomiglia ad un socio anziano del vecchio studio che ebbe un figlio in tarda età”, continua lei dopo aver assaporato le mie labbra per un lungo istante, “e adesso dammi un altro bacio; ho bisogno di un altro po’ di crema, amore, mi affido a te”.

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