Tocchi

di cristinadellamore

Con una certa fatica presento a tavola la zuppiera ben colma. No, niente giochi di ruolo, niente travestimenti da cameriera sexy: festeggiamo in famiglia e con un po’ di ritardo il compleanno di lei, ed abbiamo invitato il fratellone con moglie e figli, ed io servo a tavola anche perché ho ideato e realizzato il menù; una sfida ai gusti di Leo che sommerge di parmigiano la pastasciutta, ma sulle pennette con questo sugo di aglio, olio, polpa di pomodoro, olive nere, capperi e prezzemolo non potrà metterlo.

Una sfida, anche al mio abbigliamento. Fa caldo ed ho messo un camicione di lino bianco che mi arriva alle ginocchia, l’ho stretto in vita con un foulard sui toni del blu che sta bene con il mio caschetto e quando mi chino per riempire il piatto di lei sento la gentile carezza ed il familiare e piacevole calore alla pancia. Mi trova bella e desiderabile, non è una novità ma fa sempre piacere saperlo.

Insomma, la pasta sparisce in un attimo, e non posso non sorridere vedendo Stellina ridotta come una comparsa di un film dell’orrore, macchiata di rosso dalla fronte al mento; accanto a me, invece, Leo mangia compitamente, ed io mi godo la consueta pressione della coscia di lei contro la mia, vagheggiando di farmi imboccare da lei, o meglio ancora di prendere le pennette una per una dalle labbra sottili che mi sorridono tra un boccone e l’altro.

Tocca a me alzarmi e portar via i piatti sporchi, in caldo aspettano gli straccetti con i funghi porcini, e guarda combinazione Leo chiede molto educatamente permesso e mi precede attraversando con passo sicuro tutta la casa. Poi mi aiuta a deporre i piatti sporchi nel lavandino, anche se per farlo deve alzarsi sulla punta dei piedi e mi fissa serio mentre mi cimento in una complicata operazione di trasferimento del contenuto dell’ampia casseruola nel piatto di portata; scarto l’idea di rovesciare semplicemente carne, intingolo e funghi e mi armo di pazienza e di un cucchiaione. E così Leo ha tutto il tempo di raccontarmi gli sviluppi della propria educazione sentimentale.

Mi accorgo di aver perso qualche aggiornamento: dopo la biondina, la brunetta e la rossa adesso sta con un’altra bruna, però con i capelli ricci e gli occhi nerissimi che lo ha conquistato, almeno dice così, per il sorriso che assomiglia al mio. Grazie del complimento, ma io resto convinta che è stata la ragazzina ad essere conquistata dal sorriso di Leo, identico a quello del padre; andiamo avanti anche perché c’è ancora mezza casseruola da svuotare, ho una paura fottuta di macchiarmi e di lì ci aspettano. Anzi, visto che è qui, Leo mi può aiutare anche con il pane, il cestino lo porterà lui.

Dunque, si baciano e davvero questa riccia è quella che bacia meglio, meglio anche di lui, che però, almeno così dice la ragazza, sta imparando e migliora di giorno in giorno. Solo che, dice, mentre si baciano la ragazzina lo accarezza e si meraviglia che lui non senta niente. Ahi ahi, qui la cosa si fa decisamente complicata, io ho decisamente paura di chiedere precisazioni ma Leo non si vergogna di me e chiarisce che questa ragazzina lo tocca in mezzo alle gambe, e gli infila anche una mano nei pantaloni.

Dunque, arrossisco io, accidenti, anche perché Leo continua a spiegare con dovizia di particolari che la brunetta fa su e giù con la mano stringendolo forte, gli fa anche un po’ male e sembra che si aspetti qualcosa di diverso. Io più che rispondere a Leo vorrei parlarne con Maria Carla e mandarla a fare due chiacchiere con gli insegnanti, e non per l’imbarazzo di Leo ma per i problemi che ha la ragazzina, che non è soltanto precoce, secondo me.

Mentre finisco di scodellare il secondo riesco a rispondere che se la cosa non gli piace deve solo chiedere gentilmente alla ragazza di fermarsi, qualche volta sono le donne a chiedere agli uomini di non fare qualcosa, ed è la risposta che risolve il problema: Leo si alza sulla punta dei piedi per darmi un bel bacio sulla guancia e mi ringrazia per poi dirmi che mi sono sporcata, che peccato per il vestito così carino. Si può sempre lavare, rispondo, e spero che non mi sia passato l’appetito.

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