Strategie

di cristinadellamore

“Non si può uscire dall’euro in maniera ordinata e democratica.”, dice lei, e per una volta non sorride mentre mi porge con la punta delle dita un’oliva ascolana. Io la prendo tra le labbra e colgo l’occasione per baciare la mano che mi nutre, indifferente alla occhiata dei vicini di tavolo. Intanto le nostre amiche, tra un boccone e l’altro della frittura mista che in questo locale alle spalle di va Veneto è particolarmente abbondante, annuiscono ed invitano lei a continuare. E’ l’argomento del giorno se non della settimana, io qualche idea me la sarei anche fatta e comunque non ho patrimoni da proteggere, i miei quattro soldi di risparmio sono in un fondo che non so nemmeno come investa, figuriamoci. Ma quando lei spiega conviene darle ascolto, si impara sempre qualche cosa.

“In teoria è semplice: annuncio a mercati chiusi, tipo il venerdì sera, contemporaneamente si bloccano i bancomat per alimentarli con la nuova valuta e lunedì mattina tutto denominato in lire, cambio uno ad uno. Naturalmente, una cosa del genere va negata fino ad un istante prima di farla, inutile cercarla nei programmi del governo”. Lei sorride e mi offre una fetta di focaccia ancora bollente; attorno al tavolo tutte pendiamo dalle labbra di lei che non vedo l’ora di baciare, la rossa scultorea si è chinata in avanti e ci offre un gran bello spettacolo, due tette ancora più grosse delle mie ingabbiate in un reggiseno a balconcino. Ma non è il momento di distrarsi, lei prende un piccolo sorso di birra e continua.

“Stesso discorso per i titoli, i fondi e tutto il resto, ovviamente. E siccome la lira immediatamente si svaluterà almeno del 25% ecco il debito pubblico ridotto di un quarto”. Un affarone, insomma. Le amiche sembrano preoccupate, e capisco perché: è venerdì, ed è un po’ come vedere un film dell’orrore di notte e durante un temporale, e magari improvvisamente va via anche l’elettricità. Sento lei che mi accarezza dove mi piace di più, sotto il tavolo ed attraverso i pantaloni di lino: se continua può raccontarmi qualsiasi cosa, la ascolterò con la consueta devozione.

“L’importante sarà non toccare gli investitori esteri: a loro, si deve pagare tutto e sull’unghia, in buona valuta. E si tratta di soldi ben spesi, ve lo assicuro”. Lei toglie la mano da lì, purtroppo, e beve un altro po’ di birra. Le amiche tirano un bel respiro e ricominciano a sgranocchiare la frittura, mentre si avvicina il cameriere alto, magro e pallido per portare via i piatti vuoti e chiedere se può mettere in tavole le pizze.

“Ovviamente facendo una cosa del genere ci sono anche altri vantaggi. Si dà un bel taglio alle importazioni di beni finiti, perché pochi potranno permetterseli: per esempio, niente più Golf come se piovesse, e si dà una bella spinta alle esportazioni, denominate in moneta debole che diventano più a buon mercato all’estero. Insomma, i bei tempi degli anni ’50 e ‘60”. Lei mi sorride e ringrazia compitamente il cameriere prima di dedicarsi alla pizza, una semplicissima marinara, che piega in due ed affetta con precisione chirurgica. Io non ho più voglia della mia margherita; bugia: invece sì, ma vorrei essere imboccata da lei.

“L’unica cosa che possiamo fare è berci sopra, offro io un secondo giro. E ovviamente spostarsi finché si è in tempo, su dollari, franchi svizzeri e titoli in euro emessi da tedeschi e francesi. Assaggia, amore”, conclude lei, e mi passa una fettina della sua pizza. D’accordo, le farò mangiare la mia, prima che si raffreddi.

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