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di cristinadellamore

Venerdì significa stanchezza che si ammucchia dopo tutta una settimana, muscoli contratti per la preoccupazione che ti causa il lavoro e new entry, indolenzimenti di spalle e reni per i viaggi con i mezzi pubblici, causa decesso dello scooter. Ne ho parlato con lei, e siamo arrivate alla conclusione che, a qualsiasi ora si riesca ad arrivare a casa, proprio il venerdì pomeriggio non possiamo mancare i novanta minuti di corsa. Solo noi due, in genere, perché la cugina si trasferisce per il week end dal professore con la sua brava valigetta piena degli strumenti di una mistress, e diciamo che per quanto oramai mi stia simpatica correre da sola con lei mi piace di più.

Solo che questo venerdì niente da fare: incombe la discussione della tesi e la cugina sacrifica il fetish alla carriera dedicando tutti i giorni agli ultimi approfondimenti; noi non usciamo e ordiniamo la pizza, ha deciso lei, forse per solidarietà o magari perché vuole essere pronta a prestare aiuto, e quindi si corre tutte assieme.

Diciamo anche che dovrei risparmiare in vista dell’acquisto del nuovo scooter, ma tra un appuntamento e l’altro in centro mi è capitato di passare davanti ai una vetrina che mi ha affascinata: stavolta niente abiti costosissimi, per carità, ma abbigliamento sportivo, è un monomarca e propone dai completi per il calcio a quelli per il rugby a quelli per l’atletica e mi è sembrata un’idea carina comprarne uno a testa, anche in vista dell’arrivo del caldo che ci libererà dalle felpe di venti anni fa e dai pantaloni delle tute del padre di lei.

Maglietta in tessuto tecnico giallo con inserti neri, pantaloncini neri con inserti gialli, secondo me ci stanno benissimo, e arrivo a casa con una borsa in più, che poi è la busta di carta, più o meno ecologica del negozio, un po’ sudata e più stanca del solito, visto che ho anche addosso uno spolverino che andava bene stamattina ma che è ora troppo pesante dopo una giornata di sole.

Lei ha deciso di anticipare questa riottosa primavera e mi apre la porta con addosso solo una maglietta di cotone che le arriva a mezza coscia, bianca e con le maniche corte; è una di quelle che più mi piace vederle addosso e desiderare di toglierle, quindi quando mi abbraccia e mi bacia per darmi il bentornata a casa la mia ferrea decisione di uscire per correre vacilla. Mi salva la cugina che mi viene incontro per salutarmi e, guarda un po’, porta una maglietta uguale. Non sarebbe per caso quella che ho usato io fino all’autunno scorso? C’è da ingelosirsi per una cosa del genere, anzi proprio da incazzarsi.

“Non ti preoccupare, amore, ho tirato fuori anche i calzoncini, non possiamo correre così”, mi sorride lei facendomi strada verso la nostra camera da letto, e sì, è pronta anche la mia maglietta che riconosco dal collo un po’ liso, con ancora i segni del ferro da stiro dopo un inverno in fondo al cassetto. Mi vergogno della mia reazione, chiederò scusa a lei non appena potrò, e intanto sciorino i miei regali sul letto. Ringraziamenti, baci ed abbracci, io mi cambio in fretta e, mentre sono china ad allacciare le scarpe, lei mi sussurra all’orecchio.

“Poi la rimetto, la maglietta bianca, amore. Lo so che effetto ti fa, lo fa anche a me”. Che dite, se corriamo più veloce facciamo scadere i novanta minuti più in fretta?