Ritardi

di cristinadellamore

Arrivo a casa tardissimo, molto più del solito, e lei mi salta addosso non appena apro la porta, mi bacia come se volesse mangiarmi, mi abbraccia come se volesse stritolarmi, e tra un bacio e l’altro mi dice quasi piangendo: “Perché non hai avvertito, amore? Sono quasi morta di paura”. Non ci penso neanche a rispondere, ricambio l’abbraccio ed i baci e davvero sento il sale delle lacrime sulle guance di lei e la stringo ancora più forte e non mi rendo conto che le faccio anche male, io ho ancora addosso il giaccone e lei porta solo la maglietta XXL che comprato io, sei magliette a venti euro, due a testa comprendendo la cugina, e le usiamo in casa a tutela del comune senso del pudore adesso che comincia a far caldo.

Già, perché non ho avvertito? Insomma, ero a casa del diavolo, ultimo appuntamento bollato, vendita conclusa, e lo scooter mi ha finalmente abbandonata con un rumore di ferraglia. Insomma, credo sia saltato il variatore, il cambio automatico o quello che è, il motore saliva di giri ma lo scooter non partiva, ci fosse stato un cambio di quelli all’antica si sarebbe potuto dire che non entravano le marce.

Cominciava a fare buio, minacciava pioggia e secondo il mio telefonino ero a due chilometri dalla più vicina fermata dell’autobus, che chissà poi quando e se sarebbe mai passato, avevo lasciato l’azienda del cliente da una decina di minuti e quindi a piedi sarebbe stata una bella scarpinata, e poi a quale scopo? E allora, prima di lasciarmi prendere dal panico e comunque dopo aver masticato un bel paio di moccoli ho chiamato nell’ordine il meccanico (che non mi ha risposto, peggio per me e soprattutto per lui, domani ci passo e mi sente) ed il radio taxi. Il quale radio taxi mi ha tenuto in linea per un bel po’ e poi ha finalmente sentenziato che dovevo aspettare venti minuti, mi andava bene?

Non è che avessi tanta scelta. Puntualissimo il tassì si è presentato dopo venticinque minuti ed il viaggio mi è costato più o meno come un Roma New York in business; non solo, quando ho chiesto la ricevuta il tassista prima mi dato un’occhiataccia e poi consegnato un pezzetto di carta quasi indecifrabile, vedremo domani in ufficio se riuscirò a farmi rimborsare.

Al dunque, e lei ancora mi stringe e mi bacia ed io non sono più stanca morta, incazzata e preoccupata ma ho voglia di lei qui e subito, non ho chiamato perché altrimenti lei sarebbe partita al salvataggio, avrebbe preso la moto o la macchina della cugina per venirmi a recuperare, e so che ha avuto una giornataccia anche peggiore della mia. E poi, questa accoglienza mi piace tantissimo. Magari ci facciamo una sveltina qui in piedi, tanto sappiamo che la cugina capisce benissimo quando deve guardare dall’altra parte.