Centri

di cristinadellamore

Stasera moto. Lei porta la cugina, io l’amica di lei con i capelli rossi e le grandi tette che sento premermi sulla schiena, e poi altre quattro amiche su due scooter. Appuntamento in centro, poi lei prende la testa del gruppo e ci fa strada oltre il Ghetto e poi sul lungotevere, verso Campo de’ Fiori. So dove stiamo andando, io non ci sono mai stata e lei ha deciso che per festeggiare il compleanno di Roma è la cosa migliore. Lei ha sempre ragione, ma la rossa si stringe un po’ troppo e mi imbarazza un po’, e quando finalmente mettiamo il piede a terra, in un vicoletto un po’ buio, finalmente incrocio il sorriso di lei e poi sento le scuse della rossa che, dice, ha un po’ di paura della moto. Meglio così. Poi lei mi prende sottobraccio e ci fa strada fino a destinazione, quindi ancora meglio.

Destinazione che poi è una piazzetta a metà tra via Arenula e Campo de’ Fiori, dominata da una chiesetta più o meno barocca: non è lì che andiamo, anche perché è chiusa. Di lato, un ingresso modesto sormontato da un’insegna che ricorda i tempi andati e dentro una specie di corridoio on tavoli sommariamente preparati con tovaglie di carta e bicchieri pesanti di vetro spesso; c’è anche un certo odore di fritto che però trovo stuzzicante. Ma dipenderà dal bacio che lei depone sulla mia guancia, voi che dite?

Lei ha prenotato, e insomma in fondo, quasi davanti alla cucina, c’è un tavolo per noi, ci stringiamo un po’ e mi va benissimo perché lei è ancora più vicina e come fa sempre piazza una mano sicura sulla mia coscia, possessiva e protettiva assieme. Io sono pronta a tutto, dall’altro lato del tavolo la cugina sorride e chiacchiera con una biondina magra come un chiodo che non mi sembra di conoscere e lei fa un cenno al cameriere, ordina per tutte e, come arriva il vino, un bianco senza etichetta in una pesante brocca, mi versa da bere per prima.

“Filetti di baccalà, stasera facciamo gli auguri a Roma con una cena quasi tradizionale”. Tutto quello che vuole, anche perché lei accenna un brindisi, e dopo aver bevuto conquista saldamente la posizione strategica cui mirava. Peccato per i jeans, e intanto io apro un po’ le gambe e mi muovo appena per farle capire che non deve fermarsi lì.

I filetti sono enormi, bollenti e gustosissimi, avvolti in una pastella dorata fritta alla perfezione. Il baccalà mette sete, certo, quindi seconda bottiglia che sparisce in un attimo, e intanto io approfitto di un attimo di distrazione di lei per sbottonare i pantaloni. Per una volta, lei è colta di sorpresa, poi continua a parlare con la rossa, da quel che posso capire di un divorzio importante, mentre mi accarezza con maggior precisione: ho la bocca secca, e tutto il resto di me è bagnato fradicio, e intanto lei suggerisce un nuovo brindisi, per concludere quello che chiama il simposio.

Leviamo i bicchieri ed io sobbalzo, non so come ha fatto ma mi ha infilato due dita dentro e mi ha toccata proprio nel punto più sensibile. Immediatamente si ritira e tocchiamo più civilmente i bicchieri: leggo una promessa nel sorriso di lei, ci sarà ancora da aspettare ma l’attesa renderà più gradevole il seguito. E comunque, non riabbottono i pantaloni.