Sviluppi

di cristinadellamore

Diciamo che tutto mi sarei aspettata tranne il messaggio di posta elettronica arrivato sulla mia casella personale. La banca sulla quale mi viene accreditato lo stipendio, che paga i miei conti e si occupa dei miei modesti investimenti mi manda un saluto, mi fa sapere che si ricorda di me e mi prega di fissare un appuntamento, il che è più facile a dirsi che a farsi, visto che in questo periodo sono sempre in giro. Sì, perché la banca è ovviamente a due passi dall’ufficio.

Riesco ad incastrare una mezz’ora, sacrificando tanto per cambiare la pausa pranzo, e riesco anche a trovare il tempo di prepararmi. Con il sacrosanto internet banking interrogo il saldo del conto (rassicurante anche se non enorme) ed il portafoglio di investimenti che sembrano procedere in maniera abbastanza regolare. Certo, visto come sono andate le elezioni chissà cosa capiterà di qui a qualche mese: lei, sempre pessimista, sono tre mesi che sta silenziosamente spostando i suoi investimenti su dollaro, sterlina e, per i titoli in euro, ormai privilegia emittenti tedeschi e francesi, magari ne possiamo parlare con la gentile bancaria che si occupa di me. E magari troverò anche il tempo di prendere almeno un caffè.

Gradita sorpresa, in banca mi offrono un caffè niente male, e la giovane signora che non incontravo da tempo e che oggi è in jeans e maglione e sta molto bene prima mi presenta un signore bruno ed elegantissimo che poi è il direttore, e finalmente mi fa accomodare in un salottino e si mette a lavorare.

Per prima cosa, comincia a spiegarmi cosa mi ha comprato e come è stata brava; probabilmente non lei ma ignoti laureati alla Bocconi che maneggiano un bel po’ dei soldi dei suoi clienti, comunque le cose sono andate bene. Vogliamo fare qualcosa di nuovo?, mi chiede. Bene, riesco a riconoscere una brava commerciale quando la incontro, questa qui è un po’ troppo lenta, per i miei gusti, ma mi sembra in gamba. O forse neanche tanto, quando suggerisco, vista la situazione, di diversificare almeno un po’ sulle valute ci rimane male ed impapocchia una risposta poco soddisfacente prima di cambiare argomento; io sarei tornata al punto senza rischiare una brutta figura.

Insomma, vuole vendermi una polizza, e comincia a spiegarmi che si tratta di un contratto di assicurazione sulla vita di tipo multiramo, qualsiasi cosa significhi; devo avere una espressione poco convinta perché aggiunge che alla sottoscrizione una parte viene investita in una particolare gestione separata mentre un’altra verrà divisa tra cinque società di investimento che gestiscono fondi comuni di tipo azionario. Tradotto, significa che per una buona parte dell’investimento il rischio è decisamente elevato, con la speranza di ottenere rendimenti più elevati di quelli che si possono trovare adesso per operazioni di maggior riposo.

Diciamo che va bene, una parte dei miei risparmi me li posso anche giocare, meglio qui che a Sanremo a o Montecarlo. Va meno bene quando parliamo di costi, se capisco bene su diecimila euro che intendo mettere nel piatto duecento vanno subito in tasca al banco. Però se c’è una cosa che so sulle banche è che con loro si può e si deve trattare su tutto, me lo ha insegnato lei ed è una di quelle lezioni che riceveva dal padre, bancario di lungo corso, quindi non intendo alzarmi da qui senza limare di un bel po’ il loro guadagno.

Ci metto meno del previsto, magari la giovane signora ha voglia di andare a mangiare un boccone, dopo venti minuti alza il telefono, parla con uno sconosciuto interlocutore e l’obolo si riduce come per miracolo a ottanta euro. Magari avrei dovuto insistere e scendere a cinquanta.