Risultato

di cristinadellamore

Stasera fa freddo, anche in casa, ma non lo sentiamo. Io mi sono cambiata in fretta e adesso ho addosso solo il bustino, le calze di seta e le decolté dalla inconfondibile suola rossa; era pronto anche il grande strap-on da venticinque centimetri ma ho avuto un ripensamento e non lo ho indossato. Davvero, non ho bisogno di scimmiottare gli uomini per sentirmi dominante, e nemmeno lei.

Quando sono tornata nel soggiorno studio ho trovato lei che mi attende già pronta, inginocchiata in posizione di attesa, il collare stretto alla gola e nient’altro; come entro nella stanza, lei cambia posizione, non è più seduta sui talloni, gli avambracci sulle cosce, i palmi delle mani rivolte verso l’altro, perché con un movimento fluido che io non sono mai riuscita ad eguagliare si è raddrizzata sulle ginocchia ed ha portato le mani dietro la nuca, i gomiti larghi; ma ancora regge il frustino tra i denti ed io attendo a prenderlo per ammirare il filo di saliva che le scende dalla commessura delle labbra sul mento e poi sgocciola lentamente sul seno. Ma non posso aspettare troppo e dopo averlo impugnato porgo a lei la mano da baciare.

Come si deve, lei prima bacia il dorso, poi, quando lascio che il frustino penzoli negligentemente dal polso, lecca devotamente il palmo, e si merita una carezza sulla nuca; lei è incoraggiata a continuare, ed io sento la lingua calda come se mi sfiorasse ben altre parti del corpo.

Finalmente allontano la mano, con uno sforzo che non nascondo, tanto lei tiene sì la testa alta, ma lo sguardo fisso sul mio inguine, e le labbra semiaperte come per lanciare un bacio proprio lì. Lei è stata brava fino a questo momento.

Sfioro il profilo di lei con la punta del frustino e lei fa quello che mi aspetto: quando passo sulle labbra lei lo lecca in fretta; sì, mi piace vedere la lingua e la bocca di lei muoversi così agilmente ed abilmente, perciò ritorno lì e lascio che lei ne faccia quel che vuole, fino ad ingoiarne ben più della punta. Mi sembra che lo stia facendo a me e sottraggo a malincuore l’oggetto di tante devote cure per passarlo sui capezzoli eretti che puntano verso di me.

Li sfioro e mi sembra di toccarli non questa protesi di cuoio dall’anima di metallo ma con la punta delle dita; lei è sempre con la testa alta e gli occhi bassi, e mi accorgo che respira un po’ affannosamente attraverso le labbra semiaperte. Non c’è più tempo, le trema di nuovo, ed anche io. Cambio la presa sul frustino e mi accorgo di avere il palmo un po’ sudato, e colpisco.

Miro ai capezzoli e colpisco proprio dove voglio. Un lamento, poi un grido, e lei viene afflosciandosi sul pavimento. Un istante e vengo anche io mentre mi chino per abbracciare lei cercando di controllare i muscoli che non mi ubbidiscono più.

“Grazie, mia signora”. Sento da lontano la voce di lei, e sì che siamo vicinissime ed io finalmente la prendo tra le braccia, piano per non farle male.