Controllori

di cristinadellamore

Serata tra sole donne, le amiche di lei che un po’ alla volta sono diventate quasi tutte amiche anche mie; c’è anche la cugina, che si è concessa una settimana di riposo dopo l’ultimo esame ed in vista della discussione della tesi, e facciamo una bella tavolata, abbiamo una sala della pizzeria tutta per noi e, per qualche ragione, si occupa di noi una cameriera giovanissima che si destreggia con qualche imbarazzo non potendo fare a meno di ascoltare battute non proprio vittoriane.

Per fortuna la cameriera ha appena portato l’ultimo piatto di frittura mista e l’ultimo boccale di birra e si è eclissata, quando la solita rossa giunonica, dopo aver chiamato l’applauso per il trenta della cugina, lancia una specie di sondaggio: quale è stata la richiesta più strana che vi ha mai fatto un partner?

Improvvisamente un attimo di silenzio, poi interviene lei, che purtroppo stasera non è seduta accanto a me, come al solito, ma quasi a capotavola. Lei parla alla rossa, ma guarda me e vedo un sorriso ironico nei suoi occhi: “Quella che abbiamo accettato o quella che abbiamo rifiutato?”, chiede, ed io improvvisamente arrossisco.

Cerco di nasconderlo bevendo un sorso di birra dal boccale che ho davanti anche se temo che tutte lo abbiano notato. Sono arrossita perché ho ricordato di quello che mi fece fare lei un mattino, quando ero ancora e soltanto un obbediente giocattolo sessuale ed una affettuosa cagnolina. Ci devo bere sopra un altro sorso di birra, e mentre il sangue mi rimbomba nelle orecchie e la faccia mi brucia, sento da molto lontano le risate ed i commenti delle amiche.

Insomma, quella mattina lei si era svegliata prima di me e mi aveva accarezzata a lungo, prima gentilmente mentre ancora dormivo, poi con più forza dopo che ebbi aperto gli occhi; mi sorrideva e mi guardava con attenzione per spiare le mie reazioni, e si era fermata quando avevo cominciato a gemere. Qualche volta faceva parte del gioco: lei si fermava finché non la imploravo di continuare e di farmi godere, ma quel mattino quando chiesi ancora carezze lei si limitò a saltare giù dal letto ed a porgermi la mano. Dovevo alzarmi con lei ed accompagnarla in bagno.

Ovviamente lo feci. Non sapevo cosa aspettarmi ma lei non mi aveva mai fatto del male, ed anche per questo mi ero innamorata, già da allora, e non me ne ero nemmeno accorta. Altre volte avevo servito lei, per il suo piacere, sotto la doccia, e pensai di doverlo fare di nuovo. Allungai la mano verso la saponetta, ma lei mi fece segno di no; allora era l’altro, pensai, e mi inginocchiai devotamente.

Prima che potessi anche solo cominciare lei mi ordinò di aprire bene la bocca e di chiudere gli occhi; ebbi appena un istante per obbedire e sì, lei mi pisciò in bocca; riuscii a bere fino all’ultima goccia prima di venire.

Lei, dall’altra parte del tavolo, mi sorride ancora. No, non sarà questa l’avventura che racconterò, me ne inventerò una qualsiasi.