Sostituzioni

di cristinadellamore

“Stamattina non puoi andare in ufficio con lo scooter, amore”. Lei mi porge il caffè del risveglio ed è già vestita e truccata, si deve essere alzata prestissimo senza svegliarmi; cosa facile, questa, perché ieri sera ero stanchissima, infreddolita ed anche un po’ raffreddata, ho preso due aspirine ed ho dormito un sonno di piombo. Ho la testa leggerissima, adesso, in effetti, ed anche qualche brivido. E proprio oggi un appuntamento importante a casa del diavolo, sulla Tiberina, ben oltre il raccordo, proprio dalla parte opposta di Roma. Un’occhiata alla finestra mi conferma che continua a piovere.

“Hai i pantaloni impermeabili strappati, da qualche parte: ho visto ieri sera che passa l’acqua. Quindi è deciso: se non puoi fare a meno di lavorare oggi ti faccio da autista; intanto mando mia cugina a comprarti i pantaloni nuovi, li prende quando torna dall’Università”. Era un po’ che lei non prendeva in pugno la situazione in questo modo; non riesco ad infilare neanche mezza parola, mi sembra di essere tornata indietro nel tempo a quando ero solo il suo animale da compagnia che le teneva ben caldo il letto e accidenti, mi piace.

Trovo pronta anche la colazione, dopo il rapido passaggio in bagno che mi schiarisce un po’ le idee, grazie alla cugina che cova con gli occhi il bricchetto del latte e me lo fa trovare alla temperatura giusta per il cappuccino in cui inzuppare i due biscotti a basso tenore di grassi e zuccheri che lei mi concede. Con le idee un po’ più chiare, mi accorgo che lei ha scelto un completo scuro, giacca e pantaloni, ed una delle camicie bianche di cotone pesante di taglio maschile, con una sottile cravatta nera. Ha in mente qualcosa, e non vedo l’ora di scoprire cosa.

“Hai dieci minuti per vestirti e truccarti, amore. E devi passarmi anche la tua agenda di oggi, hai bisogno di una stagista che ti faccia anche da autista”. E non solo. Lei non lo dice, ma sento le parole direttamente nel cervello e nella fica. E sia: tailleur rosso fuoco, rossetto in tinta, autoreggenti con la riga e decolté tacco dodici, lei mi guarda, mi soppesa e fa un piccolo cenno di assenso, la cugina mi bacia sulla guancia e mi aiuta ad indossare il piumino più caldo, lei prende la borsa col mio computer e mi precede giù per le scale.

“Rilassati, amore. Faremo in tempo”. Non ne sono così sicura, piove e sicuramente il Raccordo sarà un caos. Però lei guida l’utilitaria ereditata dalla cugina come una supercar, sceglie strade e stradette poco frequentate con un occhio al telefonino che segnala in rosso il traffico, e intanto tratteggia lo scenario: “Io verbalizzo, taccio e ascolto. E mi prenderò cura di te, per tutta la giornata. Hai certamente modo di farmi entrare in ufficio, quando avremo finito con i clienti”.

Lo troverò, il modo. Già mi ci vedo, a riempire le caselle delle schede di vendite con lei che mi coccola da devota assistente. Per cominciare, approfitto di una curva presa un po’ allegramente per appoggiarmi a lei e stringere la coscia muscolosa.