Clientele

di cristinadellamore

Incespicando sul vialetto sterrato ridotto ad una pozzanghera quasi scappo dal capannone sperduto oltre il Raccordo, rimpiangendo di aver lasciato lo scooter quasi un chilometro più avanti, dove finisce l’asfalto sbrecciato e crepato e felice di aver indossato, stamattina, maglione, jeans e stivaletti dal tacco più basso e largo. Più che una ritirata è una rotta.

Giustificata? Non ne sono sicura. Sono arrivata fin qui per proporre i nostri nuovi applicativi ad un cliente che utilizza ancora roba di quattro anni fa, dopo aver faticato a superare lo sbarramento di una efficientissima segretaria per ottenere l’appuntamento. Nutrivo molte speranze: qui si fanno materialmente le cose, non ci si limita a mettere etichette su prodotti che arrivano dalla Cina o dal Vietnam, quindi c’è bisogno di gestionali, magazzino, fatturazione, e insomma, con un solo viaggio c’era la possibilità di mettere un bel colore verde sulla tabella delle vendite e far salire in alto la colonna dei risultati, verso la riga rossa che indica gli obbiettivi della settimana.

L’arcigna segretaria, che mi ero figurata come una quarantenne sulla brutta china, era in realtà una rossa gradevole ed elegante, forse troppo, con il tubino nero che mi ha ricordato quello della ex stagista bionda, che quando si è alzata dalla scrivania per accompagnarmi mi ha sovrastata almeno di quindici centimetri e mi ha riservato, prima di aprirmi la porta dell’ufficio del padrone – sulla targhetta c’era scritto solo “Direzione” – un sorriso di intesa che non riusciva ad imbruttirla.

Il padrone indossava una tuta da meccanico pulitissima ed un po’ lisa, si è alzato per accogliermi e non smetteva più di alzarsi, sarà stato alto due metri e largo in proporzione, cranio rasato e barba di due giorni, come di uno che non ha il tempo di radersi tutte le mattine. Nessun accento particolare, mi ha ascoltata con la dovuta cortese attenzione, ha seguito per qualche minuto la dimostrazione sul mio portatile e poi mi ha detto di spegnere tutto, non ha tanto tempo da perdere. Ecco, la vendita non si fa, mi sono detta, peccato. E invece.

Sembrava un po’ imbarazzato, questo tizio, è una cosa che va detta; e insomma, l’idea sarebbe di andare a cena con lui e con la segretaria, cena e dopocena, e sì, prendeva tutto, affare fatto.

Ed io sono scappata, guarda un po’. Che fine ha fatto la mia grinta?