Una breve vacanza – Trentunesima parte

di cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

“Si, amore, ma devi pazientare; non puoi venire ancora, prima tocca a me. Fai la brava, non ti è bastata la punizione?”, dice lei, e intanto spinge con determinazione aprendosi la strada dentro di me. E sia, aspetterò, ma sarà difficile, mentre lei mi prende e mi sfonda, col culo aperto che brucia per le frustate, la penetrazione ed il piacere che do e prendo; provo a pensare ad altro e mi viene in mente che non siamo sole e che questa è la prima volta, pessima idea, mi piace ancora di più.

“Lo so a cosa stai pensando, amore. Ci penso anche io, lo so che da qualche parte ci sono i camerieri e magari anche la guardarobiera che stanno ammirando lo spettacolo; mi piace come piace a te”. Lei ha un po’ di affanno, e non certamente per la fatica. Mi rendo conto che si sta controllando più che può. Se ci riesce lei posso e devo riuscirci anche io, questa è una delle prime cose che proprio da lei ho imparato, che si trattasse di leggere un libro più complicato di una storia d’amore, di imparare a guidare la moto o di affrontare qualcuno sgarbato senza mollare uno schiaffo; a maggior ragione devo e posso controllare il mio corpo per dare e prendere più piacere.

“Ci siamo quasi, amore, resisti ancora un po’”, e lei si ferma per un istante restando profondamente conficcata dentro di me e le sensazioni cambiano diventando sempre più forti. Ha messo in funzione la vibrazione e capisco che vuole concludere e finalmente le dita sottili e forti di lei quasi si conficcano nella mia carne rovente, con le orecchie che rombano per il pulsare a mille del mio cuore sento che lei ride di gioia e finalmente mi rilasso e lascio che la natura, il desiderio e soprattutto l’amore facciano il loro corso. Lei mi tiene ancora forte, ed io quasi mi libero per quanto mi agito e sussulto, quasi mi faccio male contro il legno ruvido della gogna, vengo e non smetto più, o almeno mi sembra, prima sussurro, poi grido il nome adorato fino a restare senza fiato. E poi mi abbandono agli ultimi sussulti.

“Mi piace quando vieni così, amore. L’ho sentito tutto e mi hai fatto di nuovo venire voglia”. Lei si stacca da me lentamente, esce dal mio corpo con estrema riluttanza, sento le dita che ancora indugiano per sfiorare i segni della punizione, poi alle dita sostituisce le labbra e la lingua. Questa è una carezza che lei non mi nega mai e che raffredda il bruciore dei colpi subiti e riscalda tutto il resto del mio corpo, e che dura sempre troppo poco. Anche questa volta. Tengo gli occhi chiusi e non sento più il tocco di lei, solo i rumori di metallo contro metallo che annunciano che sto per essere liberata e quasi mi viene da piangere: voglio restare ancora qui, passarci tutta la notte ed anche di più. Però lei mi abbraccia, mi aiuta a rialzarmi e mi bacia gli occhi chiusi, la punta del naso, e finalmente mi infila la lingua in bocca dopo avermi leccato le labbra. Ve bene anche così, addirittura va meglio, visto che mi perdo nell’abbraccio di lei, lo ricambio, spingo il mio ventre contro quello di lei e trovo la durezza dello strapon che ha tenuto addosso; e allora provoco, mi agito, mi sfrego contro di lei e contemporaneamente prendo l’iniziativa e ricambio il bacio per assaporare la bocca e la lingua di lei, quasi mi ferisco il labbro contro i denti che so perfetti e luccicanti, e mi fermo solo quando lei mi prende per i capelli, con un gesto meraviglioso, e mi allontana quello che basta per fissarmi negli occhi.

“Possiamo continuare fino a domattina e lo faremo, amore, però lo spettacolo è finito”. Prende fiato, si lecca le labbra come pregustando qualcosa e riprende: “Ho già l’invito per il prossimo incontro, e toccherà a me stare sotto”.