Una breve vacanza – Ventinovesima parte

di cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

“In ginocchio, amore, mettiti comoda, farò due chiacchiere per educazione”, ed io mi sistemo il più correttamente possibile, visto che “comoda” significa seduta sui talloni, le braccia sulle cosce, i palmi verso l’alto. Così come sono, la Dom ha la possibilità di guardarmi per bene, ed anche il sub, non appena alzerà la testa, si troverà davanti agli occhi la mia fichetta depilata. Sento lei che chiacchiera e mi concentro sulle mie sensazioni, il culo che brucia ancora un po’, i muscoli che mi dolgono per l’immobilità e le posizioni correttamente tenute per troppo tempo, e soprattutto le mie mucose umide e calde che pulsano e che desiderano la mano, la lingua ed il frustino di lei. Quanto mi farà ancora aspettare? Lei continua a conversare a voce bassa con la Dom in rosso, parlano di regole e di punizioni, e capisco che anche questo sub così bello e disciplinato, che adesso è qui con la faccia a terra in omaggio a lei, non si è comportato bene quando è stato frustato sulla gogna, ha perso l’erezione alle prime frustate e l’ha recuperata solo dopo la conclusione della punizione.

“Forse assisteremo a qualcosa di interessante”, dice lei chinandosi su di me per accarezzarmi i capelli; obbedendo agli ordini, il sub intanto si è alzato ed ora è appoggiato al tavolo, chino in avanti, mettendo in mostra un gran bel culo muscoloso che i segni delle frustate rendono ancora più appetitoso, mentre tra le gambe divaricate i genitali sono esposti in bella vista. Il plug, inutile dirlo, gli dona.

“Puoi alzare gli occhi, amore, e stai bene attenta”. Lei tiene la mano sul mio capo, mi scompiglia il caschetto nero che sì, dovrei far sistemare dalla parrucchiera e sì, col permesso di lei, Signora e Padrona, stasera laverò prima di andare a letto, non è perfettamente pulito, sono un po’ sudata ed i capelli ne hanno sofferto. E intanto vedo la Dom che dà una sculacciata quasi affettuosa al sub, toglie il plug rivelando un ano ben dilatato e lo sostituisce con un sottile e luccicante dildo di metallo. Il sub si lascia sfuggire un piccolo gemito mentre viene penetrato lentamente: non decifro se è dolore, o piacere, o magari qualcos’altro, comunque è bravo, non si muove e, da quel che posso capire, non ha avuto neanche la reazione istintiva di contrarre i muscoli.

“Si chiama milking, amore, me ne hanno parlato ma non l’ho mai visto fare”. Dai capelli lei è passata di nuovo a sfiorarmi la pelle delicata sulla nuca ed io ho difficoltà a restare ferma e concentrarmi sullo spettacolo che si sta svolgendo davanti ai miei occhi perché improvvisamente mi vedo al posto del sub, così elegantemente sodomizzata da lei, per il suo piacere che è anche il mio. Sono richiamata alla necessaria attenzione da uno schiaffetto più che dai gemiti del sub che a questo punto sono chiaramente di sofferenza; come sempre, lei mi legge nel pensiero. E forse legge nel pensiero anche del sub, che sotto i miei occhi comincia a lamentarsi ed improvvisamente viene in abbondanza.

“Si, amore, per un maschio può addirittura essere doloroso; e comunque non prova piacere”. Sento un mezzo sorriso nella voce di lei, come se questa non fosse altro che una nuova dimostrazione della superiorità della donna sull’uomo. A me la cosa mette invece una certa angoscia perché comincio a chiedermi: e se lei scopre di poter fare una cosa del genere anche a me? La farebbe? Ed io cosa proverei? Intanto che ci penso il sub si è ricomposto, lei ha salutato cordialmente la Dom in rosso che se ne è andata portandoselo al guinzaglio e a questo punto davvero siamo rimaste sole nella sala da pranzo. Sole? In realtà non ne sono sicura, da qualche parte ci devono essere i camerieri e certamente ci aspetta alla porta anche la guardarobiera.