Una breve vacanza – Ventitreesima parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

Non solo, seguono dei tonfi molto significativi. Questo Dom sta usando un bastone per imporre la disciplina, e dopo un bel po’ di colpi disordinati sento un altro inconfondibile rumore, un corpo che cade sul pavimento, poi lo scatto della serratura. Tremo un po’, mentre a grandi passi il Dom ripercorre il corridoio, compare per un istante e poi sparisce.

Comincio a preoccuparmi, ovviamente, e mi preoccupo ancora per tutto il tempo che resto in attesa, senza riuscire a pensare a lei come dovrei e come mi è stato ordinato. Mi chiedo, invece, se dopo la punizione quella sub sconosciuta stia bene, e mi chiedo anche perché quel Dom così severo non sia rimasto qualche istante con lei per l’aftercare che, per quello che ho imparato da lei, costituisce una parte importantissima del rapporto D/s. Ed a me piace tantissimo, lei mi coccola, mi dice che sono stata bravissima e che mi ama, accarezza con le labbra e la punta della lingua i segni delle frustate e mi fa venire tra le sue braccia. Ecco, sono riuscita a ripensare a lei, meno male; nella luce fioca, nel freddo umido che sale dal pavimento, mi riscaldo così e devo avere un bel sorriso stampato in faccia anche quando ricominciano i rumori dal corridoio.

Sì, perché – non ho idea del tempo che può essere passato, intanto – sento di nuovo tintinnare di metallo contro metallo, e insomma sembra che nelle celle che io non riesco a vedere ci sia del movimento; stanno venendo a prendere i sub, immagino, per portarli nel salone, punirli o esibirli in qualche modo. Lei ha promesso che mi punirà e mi concentro su questo, per non distrarmi di nuovo; non lo abbiamo mai fatto prima, e sì che in più di una occasione sono stata la sua fedele ed amorosa sottomessa in feste a tema, e lei è stata la mia; ma appunto, erano feste, stasera si farà sul serio. Sto cominciando a preoccuparmi, sarò in grado di comportarmi come si deve, o rischierò di esporre lei ad una pessima figura? Non potrei mai perdonarmelo.

E finalmente – intanto sono venuti a prendere anche il sub nella cella davanti a me, in due, quel cameriere in cuoio ed un Dom vestito di bianco, e così non ho più tentazioni e distrazioni – nel freddo, nella penombra e nell’odore di terra umida sento distintamente il profumo di lei; ed è proprio lei che apre il tintinnante lucchetto, fa scorrere lo sferragliante catenaccio, mi accarezza i capelli nel gesto consueto di amore, protezione e possesso che mi rende meravigliosamente felice prima di porgermi la mano da baciare, prima il dorso poi il palmo.

“Hai fatto la brava, amore? Adesso andiamo, è arrivato il momento”, mi dice, e sento che sta sorridendo, e intanto ha preso in pugno il guinzaglio . “Fammi vedere come sei brava ad alzarti in piedi, amore, e sarai premiata”. D’accordo, lei me lo ha spiegato e rispiegato, a suo tempo, e mi ha fatto esercitare: è una azione che ho diviso in più tempi, quindi per prima cosa mi metto in ginocchio e porto le mani dietro la nuca. Fin qui tutto bene, ricordo anche di allargare bene i gomiti. Secondo passo, sposto il peso sul ginocchio destro, ed è il momento di muovere la gamba sinistra fino a poggiare il piede a terra: fatto. E adesso la parte più difficile, tirarmi su facendo forza con i muscoli della gamba sinistra fino a trovarmi in piedi. Barcollo un po’, o almeno mi sembra, ma ci riesco: gambe divaricate, testa alta ed occhi bassi, incrocio le braccia dietro la schiena e finalmente tiro un bel respiro.

“Bravissima, amore”. Lei mi sfiora le labbra con un bacio e mi guida fuori della cella, lungo il corridoio e finalmente nella sala da pranzo. Sono curiosa di vedere come hanno passato la serata i Dom.

Annunci