Una breve vacanza – Ventunesima parte

di cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

Lei deve aver fatto qualcosa, messo una crema o chissà che, perché nella penombra le sue spalle nude quasi brillano. Cammino dietro di lei e mi ripeto che non potevo avere una sorte migliore, e che devo fare di tutto per essere all’altezza. Poi lei si volta, mi sorride e mi sfiora le labbra con la lingua – piano, per non rovinare il trucco mi bacia e mi dice, lì dove siamo: “Ti amo”. Ed io ci credo, e mi dico che questo amore sarà per sempre, e senza parole rispondo a mia moglie, alla mia amante, alla mia Padrona ed alla mia sottomessa che sì, anche io amo lei e non ho intenzione di smettere di amarla.

Entriamo nel corpo principale della villa e subito capisco che l’atmosfera di stasera è particolare. Luce bassa con una sfumatura rossa ed una graziosa ragazza vestita più o meno da guardarobiera; più o meno perché indossa solo la crestina, il colletto ed i polsini di pizzo, calze nere e decolté col mezzo tacco, ed è in piedi, in attesa degli ospiti, in una posizione di attesa da slave, le gambe un po’ allargate a mostrare il sesso depilato, la testa alta e gli occhi bassi, e braccia incrociate dietro la schiena. Lei dà un piccolo strattone al guinzaglio per farmi avanzare, la guardarobiera fa una riverenza e prende il giaccone dalle mie spalle, ne fa un’altra e poi si allontana per metterlo a posto, mostrando un culetto alto ben segnato da strisce nere e viola.

Cane, immagino. Eccessivo ma di grande effetto”, dichiara lei sfiorandomi con una carezza la guancia. So di cosa sta parlando, lei me lo ha spiegato e mi ha detto che mai e poi mai userà la canna di bambù su di me, per il dolore che infligge ed i segni persistenti che lascia; ed io ovviamente, non vedo l’ora di farle cambiare idea perché da lei voglio tutto. Occhi bassi, guardo il frustino che le pende dal polso: per stasera me lo farò bastare.

“Vieni, amore”, mi dice lei. Accanto a noi si è materializzato un ragazzo muscoloso, coperto solo da cinghie di cuoio nero: attorno al petto, alla vita ed ai fianchi, a sottolineare più che a coprire. Porta anche una cintura di castità  che pure sottolinea un equipaggiamento maschile di tutto rispetto. Si inchina rispettosamente e lei approva con un cenno del capo; certo, è qui per guidarci fino ai nostri posti, e quando si volta mi accorgo che è stato anche lui frustato, a lungo e di recente, dalle spalle alle ginocchia. Non ho idea di quello che ci aspetta, ma chiunque abbia organizzato la serata ha curato tutti i particolari. No, non ho paura, nemmeno un po’: sono con lei, e non temerò alcun male fin quando è lei a tenere in pugno il guinzaglio, così come tiene in pugno la mia vita.

Scendiamo per una scala a chiocciola poco illuminata. Lei si è preoccupata per me e con un cenno mi ha autorizzata a reggermi al corrimano; ottima cosa, perché i gradini sono stretti, ripidi e scivolosi, e intanto penso a quando ritorneremo: lei mi precederà ed io potrò sbirciare sotto la breve gonna, cercando di non farmi scoprire. E se mi scoprirà, meglio ancora, pagherò volentieri per la mia insubordinazione.

Ci siamo, il cameriere apre una porta e si sposta di lato, si inchina al passaggio di lei e si mette quasi sull’attenti quando gli passo davanti; mi guarda il culo, immagino, ha visto i segni della disciplina sulle mie natiche e lo ho sentito vicino; ma io sono più felice e fortunata, è stata lei a farmeli, ed è stato meraviglioso.

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