Una breve vacanza – Diciottesima parte

di cristinadellamore

“Allora, amore, c’era questa mistress sulla quarantina che portava al guinzaglio un ragazzo più o meno della tua età, un po’ troppo palestrato per i miei gusti, a dire il vero, ma molto disciplinato”. Sento di nuovo un attimo di gelo, poi la mano di lei scende lungo il filo della schiena come per saggiare la consistenza dei muscoli ed arriva alla curva dei fianchi. Un pizzicotto gentile, e poi di nuovo la voce di lei, ancora più vicina, mi parla nell’orecchio.

“Sai, era anche ben addestrato. Camminava a quattro zampe con molta eleganza, poi quando ci siamo fermate a parlare si è accovacciato ed ha leccato le scarpe della Signora fino a renderle lucidissime, e sì che erano un po’ infangate”. Ecco, nonostante tutto ci siamo arrivate, la mistress si è accorta dell’interesse di lei e le ha offerto il suo sottomesso, e magari lei ha deciso di ricambiare cedendomi al piacere di quella Signora. È una cosa sulla quale, nei primi tempi, avevo a lungo fantasticato, quando lei mi educava ad essere la sua sottomessa perfetta ed io non desideravo altro, e mi eccitavo anche pensando di assistere, meglio se incatenata ai piedi del letto, al piacere di lei con un’altra persona, o di esibirmi, sempre per il piacere di lei, in qualche acrobazia con un altro sottomesso. Adesso il solo pensiero mi distrugge; lei lo capisce, ne sono certa.

“Sai, amore, mi ha proposto di farvi accoppiare davanti ai nostri occhi e poi di usarvi assieme per prendere piacere. Io le ho spiegato che tu sei molto di più della mia sub visto che sei mia moglie e ho detto no, grazie”. Il gelo in un istante sparisce, adesso dentro di me è piena estate e dalle carezze di lei sulle mie natiche nasce un brivido bollente. Lei se ne accorge e scoppia in una franca risata mentre le sue dita prendono saldamente possesso di tutti i miei buchi per trovarli pronti ad accoglierle. Non riesco a restare immobile come dovrei, purtroppo, inarco appena le reni per apprezzare meglio questa carezza che non mi merito per aver dubitato di lei. E per aver dubitato di lei merito invece tutto quello che vorrà farmi subire, ogni volta che vorrà, quando lo vorrà a come lo vorrà. A lei appartengo doppiamente, come moglie e come sottomessa, e doppiamente voglio renderla felice ed orgogliosa di me.

“Lo so che non riesci proprio a restare completamente ferma, amore, ma non ti punirò per questo”, mi dice lei senza smettere di scavare dentro di me provocando sensazioni meravigliose, “ma devi promettermi di essere brava e disciplinata, stasera”. Certo che sì, Padrona, non vorrei mai farti sfigurare davanti ad altri Signori che comunque ti sono inferiori; e se non ci riuscirò mi punirai come merito, ed avrò ancora il diritto di essere tua.

“E adesso, amore, possiamo cominciare: ti voglio ancora più bella, stasera”. Lei smette di penetrarmi e per un istante mi sento vuota ed inutile, poi mi prende gentilmente per i capelli e mi aiuta a rialzarmi. Certo, questa è una cosa sulla quale devo lavorare, ancora non sono capace di alzarmi in piedi con il movimento elegante e fluido che lei mi ha mostrato tante volte e passare senza soluzione di continuità all’altra posizione di attesa con i piedini nudi saldamente piantati sul pavimento, le gambe ben aperte, le braccia dietro la schiena e le mani ad afferrare i gomiti.