Corazze

di cristinadellamore

Insomma, la pioggia è cominciata ieri, in tarda serata, e me ne sono accorta quando sono uscita a smaltire il vetro nella campana verde ad una cinquantina di metri da casa; poche gocce all’inizio, ben più sostenute al mio ritorno. E’ probabilmente piovuto anche tutta la notte, ma non me ne sono accorta: lei mi ha gentilmente accarezzata, io le ho fatto sentire il mio gemito e la mia dichiarazione d’amore e sono piombata in un sonno ristoratore durante il quale ho sognato di fare ancora l’amore con lei. E’ piovuto, alternando goccioline e scrosci, quando siamo uscite a correre, ed era ancora più buio del solito, tanto che ad un certo punto ci siamo guardate ed abbiamo deciso di ridurre il percorso e, bagnate come pulcini, siamo tornate a casa dopo poco più di mezz’ora.

Ha continuato a piovere mentre ero sotto la doccia ed anche dopo, quando ci siamo strette in tre nella piccola cucina per fare colazione preparata stamattina da lei, caffè fatto con la moka delle grandi occasioni addolcito con una punta di miele, spremuta di arancia un po’ amara (ancora non sono abbastanza mature), mezza fetta di pane integrale appena tostato con un velo di marmellata – stamattina lamponi ed una etichetta strana, lei dice che l’ha trovata in una traversa di via del Corso, un negozio dove un giorno o l’altro devo fare una capatina; sì, siamo già in modalità dieta preventiva in vista del natale.

Piove anche mentre mi vesto, con una certa cura: oggi riunione via computer con la capa suprema, pardon, Pédégé, visto che è francese, quindi lei mi ha consigliato il tailleur rosso ed assertivo, niente camicetta e reggiseno a balconcino di pizzo nero. Mi trucco anche un po’ più del solito, incoraggiata da lei che si è accomodata sull’orlo del letto ed ha lasciato che l’accappatoio si aprisse un po’, tanto per distrarmi.

Piove ancora e quindi pesco dall’armadio, assieme al giaccone tecnico, i pantaloni impermeabili ed i copriscarpe: ho deciso di tenerli a casa e di indossarli qui, piuttosto che contorcermi nel garage, così lei può anche aiutarmi. Quando sono pronta, un bacio a fior di labbra con lei, un altro dalla cugina che ha già chinato la testa sui libri, ha smesso di piovere, maledizione, e fa anche caldo, ma non ho voglia di spogliarmi di nuovo, e neanche il tempo.

Infagottata come sono sento anche caldo, comincio a sudare non appena metto il casco e non è una bella cosa per il mio trucco, dovrò magari trovare due minuti per sistemarlo quando arrivo a destinazione; mi si appanna anche la visiera perché l’asfalto è bagnato, pieno di pozzanghere e di mucchi di foglie secche impastate in un magnifico tappeto ideale per slittare e finire col culo per terra. Insomma, oggi è una di quelle giornate in cui ci metterò una mezza eternità per arrivare in ufficio.

In fondo al vialone semiallagato occhieggia nella penombra il semaforo rosso; dopo un’occhiata agli specchietti comincio a rallentare e mi fermo dolcemente accanto ad un’utilitaria di lusso tenuta splendidamente, se ci fosse il sole brillerebbe. Ci butto un’occhiata ed attraverso i vetri affumicati ma non troppo mi accorgo che, come molto comune, alla guida, da sola, ed alle prese con una telefonata, c’è una ragazza. Non solo: da qui, vedo che porta un top senza maniche, con due sottili spalline. Braccia e spalle nude e, in bella vista, proprio dove una volta si faceva la vaccinazione contro il vaiolo, un elegante tatuaggio, un cerchio diviso in due.

Invidia? Un po’, e non per il tatuaggio: lei non si bagna e non soffre il caldo, lì dentro. Semaforo verde, si riparte, e mi lascio dietro la ragazza ancora al telefono. E comunque sì, magari quel tatuaggio starebbe bene anche a me, forse un po’ più piccolo di questo, ovviamente.