Una breve vacanza – Diciassettesima parte

di cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

Lei mi bacia e mi accarezza, gentilmente prima, con più forza poi, soprattutto quando trova i miei capezzoli ancora gonfi e duri sotto reggiseno e felpa; quando lei mi tocca lì, stringe e pizzica, io ogni volta mi sciolgo definitivamente, accade anche adesso e dimentico in un attimo tutti i pensieri un po’ cupi che mi hanno attraversato il cervello. Possibile che lei si sia accorta di qualcosa? Forse sì, sono sua come lei è mia, sono per lei un libro aperto.

“Spogliati, amore, e aspettami come sai. Ci dobbiamo preparare con calma alla serata”. È un ordine da mistress, proprio quello che mi serve per cancellare ogni cattiva vibrazione. Piccolo neo, lei non resta lì a guardarmi, e sì che sa benissimo che adoro spogliarmi per lei, e sparisce di nuovo nel bagno. Non importa, un ordine è un ordine, e so cosa significa in questo caso: abiti e biancheria diligentemente ripiegati e riposti sull’angolo del letto, le scarpe una accanto all’altra sotto il letto, ed io in ginocchio rivolta verso la porta della stanza, seduta sui talloni, le braccia appoggiate alle cosce divaricate, i palmi in alto. Io sono convinta che questa posizione non mi doni e preferisco l’altra, sempre in ginocchio ma ben diritta, le mani dietro la nuca, il busto un po’ inarcato e le spalle erette, per mettere in evidenza le tette ed il culo; lei dice che mi trova sempre bellissima e comunque non sarei una brava sub se pretendessi di obbedire solo agli ordini che mi piacciono.

“I segni delle frustate ti stanno benissimo, amore”. Lei è di nuovo davanti a me: io tengo gli occhi bassi e vedo solo le sue chanel rosse e le calze nere velatissime che salgono molto in alto sulle cosce. Se alzo lo sguardo lei se ne accorge, e mi costringo ad accontentarmi di quello che vedo e di limitarmi ad immaginare il resto, so che se mi comporterò bene sarò premiata e già provo ad immaginare come.

“Ti starai chiedendo dove sono andata prima, amore”. No, ovviamente: lei non mi deve spiegazioni, sia quando è la mia Padrona sia quando è mia moglie. Non rispondo, altrettanto ovviamente, e vengo premiata da una carezza sul capo. Non immaginate quanto mi piace, mi sento una cagnolina o meglio ancora una gattina accarezzata per il verso giusto, la mano di lei è protezione, e punizione quando è necessario, e amore, sempre.

“Avevo dimenticato una cosa in macchina e mentre la prendevo ho incontrato una bella coppia che mi ha attaccato bottone, amore. Simpatici, però”. Lei mi gira attorno e si piazza alle mie spalle, mi rimette la mano sul capo e mi sente tremare. È per la sua carezza, non per altro. Simpatici per fortuna non vuol dire niente, e so benissimo che anche nella sua veste di Padrona lei rispetta le regole che ci siamo date. Certo, penso in un lampo, magari un bell’uomo elegante, intelligente, esperto potrebbe attirarla, come lei attira chiunque la incontri. Tremo di nuovo e lei mi passa la punta delle dita sul collo.

“Rilassati, amore, questa voglio raccontartela, abbiamo tutto il tempo”. Sento un rumore che non decifro subito, poi capisco che ha accostato la poltroncina per mettersi comoda e stare così vicina a me da toccarmi. Grazie, Padrona, lo penso soltanto perché non ho ancora avuto il permesso di parlare ma lei sicuramente lo capisce e continua ad accarezzarmi le spalle; un tocco che mi riscalda e mi conforta, come sempre, e di nuovo ringrazio la buona sorte che mi ha messo letteralmente sulla sua strada.